Elezioni Presidente Repubblica in Slovacchia: Zuzana Čaputová, svolta dal cuore dell’Europa

Attivista ambientale - premio Goldman per l'ambiente, liberale, diventa presidente della Repubblica - il populismo viene contrastato

Ha ottenuto l’interesse di tutti i grandi media internazionali, sopratutto grazie agli svariati primati a lei attribuiti, la neoeletta presidente della Slovacchia. E’ la prima volta che il piccolo paese centro europeo sceglie una donna come presidente. Zuzana Čaputová è anche la persona più giovane che abbia mai ricoperto quest’incarico in Slovacchia ed attualmente è anche la più giovane presidente di una repubblica parlamentare al mondo. Sta diventando anche una nuova role-model femminile, non solo nel suo paese ma anche fuori dai confini, essendo una delle ancora pochissime donne a ricoprire questo ruolo al mondo. In UE ci sono solamente altre due donne presidente, in Estonia ed in Lituania. Nel mondo la situazione non è migliore. Italia, per esempio, una donna non è mai stata eletta presidente o primo ministro.


Zuzana Caputova

Il suo nome non era legato alla politica, infatti fino a non molto tempo fa era conosciuta esclusivamente per il suo attivismo ambientale e per la lotta alla corruzione. Zuzana Čaputová è una delle sole due persone ed unica donna in Slovacchia ad aver ricevuto il più prestigioso premio mondiale per l’attivismo ambientale, noto anche come “premio Nobel per l’ecologia”. Come avvocatessa, lottava contro l’apertura di una nuova discarica di rifiuti pericolosi nella sua città, Pezinok, e nel 2018 dopo quasi 14 anni riuscì a vincere la sua causa, approdata al tribunale europeo. Nel 2013 per una causa simile vinse il premio l’insegnante italiano Rossano Ercolini, fondatore del movimento «Rifiuti Zero».

La giovane avvocatessa ha reso chiara sin dall’inizio della campagna la sua posizione liberale e pro europeista ed è rimasta fermamente coerente al suo orientamento fino alla fine. I tre pilastri della sua campagna: giustizia per tutti – il suo mestiere l’ha portato a proteggere i più deboli, garanzia della vita dignitosa per le persone della terza età e protezione dell’ambiente.

Durante entrambe le fasi delle elezioni (in Slovacchia il Presidente viene eletto direttamente dal popolo) è stata pesantemente affrontata dai suoi concorrenti, soprattutto dai rappresentanti di estrema destra ed ultra conservatori. La attaccavano soprattutto con temi populisti sulle questioni LGBT ed immigrazione, ed insieme ai vari media anche per la sua vita privata, soprattutto per il fatto che la candidata è divorziata. Alla domanda dei giornalisti, ma anche dei suoi oppositori, su quale fosse la sua opinione riguardo la registrazione delle coppie dello stesso sesso e la possibilità per loro di adottare figli, si è espressa sempre con la stessa risposta. D’accordo con la registrazione, ma con l’adozione è stata più cauta. “Una famiglia funzionante dovrebbe essere composta da un padre ed una madre, ma per un bambino destinato a crescere in un orfanotrofio, forse sarebbe meglio avere genitori che lo amino a prescindere dal loro orientamento sessuale.”, ha dichiarato in un’intervista. In ogni caso, decidere su questa problematica non è sotto la competenza del presidente ma del parlamento.

Altro tema, purtroppo sfruttato negativamente durante la campagna elettorale, riguardava alcuni punti della convenzione di Istanbul, soprattutto certi diritti delle persone omosessuali ed il diritto di abortire. Per quanto riguarda il tema aborto – Sì o No – Zuzana Čaputová ha dichiarato che come madre di due figlie fortunatamente non ha dovuto affrontare questo dilemma e non avrebbe certamente optato per una soluzione del genere. Per le altre donne, però, è per lo status quo, ovvero che la donna dovrebbe avere il diritto di decidere sul suo corpo. Sottolinea però nello stesso tempo la necessità di ampia informazione e dibattito su questo argomento, come anche la necessità di supporto che una persona che si trova di fronte ad una decisione così grave dovrebbe ricevere.

Un’ altra delle domande più frequenti riguardava l’immigrazione e l’eventuale accettazione delle quote. Stando a quanto ha detto Zuzana Čaputová, il problema riguarda maggiormente l’immigrazione illegale. Il numero di richiedenti asilo in generale è notevolmente sceso, ora infatti è addirittura più basso di quanto lo era prima che iniziasse la crisi dell’immigrazione nel 2015. Le quote non sono quindi attualmente in discussione per il paese centro-europeo, ciò nonostante Zuzana Čaputová sostiene che la Slovacchia, come stato membro dell’UE, dovrebbe impegnarsi a limitare i conflitti nei paesi coinvolti ed aiutare paesi colpiti dall’onda dell’immigrazione. “Bisogna cercare una soluzione europea universale, già si era parlato di Frontex, ovvero protezione di confini, migliorare le regole riguardanti asili, affinare la Convenzione di Dublino, così che possano valere le stesse regole per tutti gli stati membri. Ovviamente occorre una dose di solidarietà da parte dei cittadini, così come anche essi una volta chiedevano solidarietà da parte dei paesi dove immigravano. Dall’altra parte, bisogna però capire anche le persone che non hanno mai vissuto o non sono mai state all’estero, ed hanno naturalmente paura, che non vanno marginalizzate e non vanno derise, bisogna dare spiegazioni e cercare insieme una soluzione razionale” ha detto la candidata durante un’intervista ancora nella prima fase delle elezioni.

Su tutti i temi sopra citati, la candidata ha sempre ribadito che può esprimere le sue opinioni, ma che comunque sia il tema LGBT che l’immigrazione non sono sotto la competenza del presidente, perciò avrebbe voluto dedicare più spazio ai temi riguardanti la giustizia, sui quali potrà eventualmente intervenire. Una delle competenze del presidente, secondo la costituzione del paese centro-europeo, è infatti nominare i giudici costituzionali.

Il messaggio chiave sin dall’inizio della sua campagna era unire il paese anziché polarizzarlo, creare un paese unito a prescindere dall’orientamento sessuale delle persone, dalla religione e dal fatto di appartenere ad una minoranza. La sua posizione sulla religione cristiana cattolica è stata infatti anche fortemente contestata dagli oppositori, ma lei ha fermamente risposto che rappresentare la politica liberale non va contro la fede religiosa. In effetti, è riuscita a guadagnarsi i voti di migliaia di fedeli, così come anche dei vari importanti rappresentanti della chiesa cattolica nel paese.

Durante la sua campagna è stata sempre coerente ai suoi pilastri, non ha mai cercato di sminuire nessuno dei concorrenti ed ha portato avanti il messaggio dell’importanza del dialogo e della comunicazione con rispetto verso tutti. La sua autenticità e coerenza verso la lotta per la giustizia e per il rispetto, le hanno garantito la vittoria ed ora sarà da vedere e sperare se riuscirà realmente ad unire il paese e a portare l’esempio anche fuori dai confini.




CATEGORIES
Share This