Vuoi un aumento di stipendio? Ecco tre consigli utili

Irrigidirsi non serve a niente: apporta motivazioni robuste e mostra i risultati dei tuoi successi. E se proprio non ottieni nulla, chiedi al capo il motivo del suo rifiuto

A chi non piacerebbe intascare una cifra più sostanziosa a fine mese. Con un aumento di stipendio, la vita scorrerebbe più serenamente e gli imprevisti non farebbero più paura. Ma prendere in considerazione l’ipotesi di bussare alla porta del capo per chiedergli un aumento che ci farebbe dormire sonni più tranquilli, non è faccenda che sta in piedi. Il che non equivale a dire che dobbiamo necessariamente accontentarci di quello che guadagniamo, ma che dobbiamo apportare argomentazioni più robuste.


Se pensiamo che stiamo lavorando bene e che le nostre prestazioni stanno sortendo risultati importanti, allora non è il caso di tentennare troppo: stiamo solo dando valore al nostro lavoro e chiedendo al capo di riconoscerlo. Detto così sembrerebbe facile, ma di fatto non lo è. Ecco perché è consigliabile ponderare ogni mossa con cura ed arrivare preparati all’appuntamento, che richiede buone doti di negoziazione.

3 consigli per chiedere un aumento di stipendio

In linea di massima funziona così: quando veniamo assunti, il datore di lavoro scommette su di noi (assumendosi il rischio di aver preso una cantonata) e mette sul piatto una cifra solitamente contenuta. Ma col passare del tempo, quando iniziamo a dare prova delle nostre capacità, le cose cambiano. La nostra presenza in azienda assume un valore e ci troviamo nella posizione di poter chiedere un aumento di stipendio. Già, ma come si fa? Trattandosi di un argomento “sensibile”, occorre procedere con cautela, facendo tesoro di questi tre semplici consigli:

1. Fissiamo un appuntamento ed arriviamo preparati

Le imboscate non piacciono a nessuno, meno che mai ai dirigenti che hanno tante cose da fare. L’idea di chiedere un aumento di stipendio, senza dare un minimo di preavviso, non è da prendere in considerazione perché, nel migliore dei casi, non sortirà alcun effetto. La nostra non è una richiesta da poco, il capo deve essere messo al corrente per tempo in modo da poter valutare una serie di fattori. Fissiamo insieme a lui un appuntamento ed arriviamo preparati. Portiamo un dossier di quello che abbiamo fatto e mostriamo i risultati dei nostri successi lavorativi. Il capo deve capire che la nostra è una richiesta ragionevole perché tarata su fatti concreti e riscontrabili. Di più: coi dati di cui disponiamo, possiamo tentare di quantificare da soli l’eventuale aumento. Tenendo conto di quello che stiamo facendo e di quello potremo fare per l’azienda. Abbiamo guadagnato un valore importante, facciamo in modo che il capo lo riconosca.

2. Non assumiamo atteggiamenti rigidi e valutiamo tutte le opzioni

Cerchiamo di gestire bene la situazione ed evitiamo di irrigidirci. Per quanto siamo convinti di meritare l’aumento di stipendio, potrebbe benissimo accadere che il capo non sia disposto a concedercelo o che sia orientato a scucire una cifra molto più bassa di quella che avevamo immaginato noi. Innervosirsi non serve a niente: come in ogni trattativa, occorre mantenere i nervi saldi e sforzarsi di trovare un compromesso. Facciamo appello a tutte le nostre capacità di negoziazione e valutiamo il quadro nella maniera più obiettiva possibile. Prestando la dovuta attenzione al fatto che ci troviamo in una posizione di svantaggio: il capo è il capo e può sbatterci fuori quando vuole (o quasi). Non sottovalutiamo, inoltre, che potrebbero esserci soluzioni alternative. L’aumento che stiamo chiedendo potrebbe materializzarsi in altro modo, sotto forma di benefit e concessioni varie. Forse non ci avevamo pensato, ma ottenere le ferie pagate o la possibilità di lavorare da casa un giorno a settimana potrebbero tornarci più utili di un aumento di pochi euro a fine mese. Affrontiamo il confronto a mente aperta e valutiamo tutte le opzioni messe sul tavolo.

3. In caso negativo, chiediamo il perché

Le cose non sono andate come speravamo? Cerchiamo di capire perché: indagare sul motivo del rifiuto è un nostro diritto. Se il mancato aumento è legato ad una momentanea indisponibilità economica, possiamo incassare il colpo ed attendere che arrivino tempi migliori. Secondo uno studio condotto dalla PayScale, l’82% dei dipendenti che chiede un aumento di stipendio e non lo ottiene perché l’azienda sta attraversando un periodo di difficoltà economica, si sente comunque soddisfatto, specie se il capo riconosce che il lavoro che ha svolto ha prodotto risultati apprezzabili.

Ma se il rifiuto è legato ad altri motivi, è bene che ne prendiamo atto. La nostra valutazione potrebbe non coincidere con quella del nostro superiore, che potrebbe rimproverarci di non assolvere appieno i nostri doveri. In questo caso, è fondamentale comprendere quali sono le aree di criticità: in cosa non rendiamo come la dirigenza vorrebbe? E cosa possiamo fare per correre ai ripari? Pianifichiamo degli incontri regolari col capo, tesi a verificare se abbiamo inserito la marcia giusta ed individuiamo dei parametri che ci permettano di capire se stiamo migliorando le nostre prestazioni in azienda. A volte occorre solo armarsi di pazienza, altre volte accettare che non siamo poi così bravi e produttivi come pensavamo. L’importante è approcciarsi con lo spirito giusto e convertire un rifiuto in un’opportunità di crescita e di miglioramento.

La conclusione? Nessuno può pretendere di ottenere un aumento di stipendio solo perché staziona, da tanti anni, in ufficio. A supporto della sua richiesta, deve apportare motivazioni valide e prove riscontrabili. Non solo: non tutti danno lo stesso peso alle cose; potremmo convincerci di aver fatto un lavoro egregio e scoprire (a malincuore) che i nostri dirigenti non la pensano allo stesso modo. Parliamone con loro e scopriamo su cosa dobbiamo concentrarci prioritariamente per ottenere l’aumento di stipendio che pensavamo di meritare da tempo.

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