Voucher: pro e contro dei buoni lavoro

I detrattori temono che favoriscano il precariato, i sostenitori affermano che facciano emergere il lavoro nero. Chi ha ragione?

Gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps hanno suscitato grandi discussioni. Le stime che certificano un aumento dei contratti a tempo indeterminato (trainato, secondo l’ente di previdenza, dagli sgravi fiscali previsti dal Jobs Act) non hanno convinto gli osservatori più scettici che continuano a registrare difficoltà nel mercato dell’occupazione. Senza considerare il dato relativo ai voucher sulla cui crescita esponenziale occorre – a nostro avviso – soffermarsi.


Come già più volte ricordato, i voucher sono buoni lavoro utilizzati per pagare prestazioni di lavoro accessorio ovvero saltuarie e occasionali. Nei primi 9 mesi del 2015, secondo l’Inps, se ne sono staccati più di 81 milioni e 388 mila, il 69,3% in più rispetto all’anno precedente. Con punte altissime in regioni come la Sicilia (dove il ricorso ai voucher è cresciuto del 99,4%) e la Puglia (+87,7%). A cosa si deve questo successo? Alla “facilità” con cui i datori di lavoro possono pagare le prestazioni discontinue senza preoccuparsi di stilare un contratto che certifichi l’avvio del rapporto col subordinato. Il quale non gode dunque di alcuna tutela. E non si tratta dell’unica accusa mossa dai detrattori i quali si sono soffermati anche sul rischio che si arrivi a una “sclerotizzazione” del precariato. Ovvero alla possibilità che i voucher rappresentino l’unica forma di guadagno (discontinua appunto) per una platea sempre più ampia di connazionali. 

Si tratterebbe, dunque, di uno strumento pericoloso, destinato a depauperare ulteriormente il “potere negoziale” del lavoratore. Ma è davvero così? Le opinioni sono ovviamente discordanti. Ai je accuse dei critici si oppongono le ragioni dei sostenitori che affermano invece che, grazie ai voucher, si è riusciti a “regolarizzare” una serie di prestazioni (come quelle delle baby-sitter o dei giardinieri) solitamente pagate in nero. Senza considerare che i buoni lavoro sono stati concepiti come strumenti di guadagno integrativo. Cosa vuol dire? Che sono cumulabili con prestazioni di sostegno al reddito, con la disoccupazione agricola, con la Naspi, la Cig e l’indennità di mobilità.




CATEGORIES
Share This

COMMENTS