Voucher lavoro: basta utilizzarli nel modo giusto

I voucher lavoro, il problema più grande sta probabilmente nel loro abuso. E, abolirli prima di avere un altro strumento a disposizione, è comunque un rischio.

Come qualsiasi altro strumento, i voucher lavoro, previsti da normative relativamente nuove, non possono essere considerati sbagliati solo perché “si chiamano così”. C’è chi solo a sentire la parola “voucher” pare venga subito attaccato da una sorta di orticaria. Certo sarebbe stato preferibile che un simile strumento, pensato  per retribuire i cosiddetti “mini-lavori”, non si fosse reso necessario, ma data la grande scarsità di lavoro stabile ognuno cerca di cavarsela come può ed i voucher lavoro, in questo contesto e se utilizzati con criterio, non sembrano certo risultare così demoniaci. Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Cosa sono i voucher lavoro?

voucher lavoroIn sintesi estrema, sono materialmente dei tagliandini di valore economico variabile che vengono forniti al lavoratore occasionale allo scopo di retribuirlo per una prestazione che, appunto, si configura come “determinata da un’occasione”, unica o anche ripetibile, ma per un numero molto limitato di volte. Per chiarire con un esempio possiamo servirci di una vicenda estremamente attuale: negli ultimi giorni lo Spi-Cgil (il Sindacato pensionati che fa capo alla Cgil) è stato oggetto di una polemica sui voucher lavoro. Si è infatti scoperto che proprio chi fa parte integrante della Cgil, che ha inoltrato una proposta di legge contro i voucher, si serve di questi ultimi per retribuire alcuni dei suoi lavoratori. Un controsenso? Non proprio.

Lo Spi ha infatti chiarito che per il tipo di prestazioni richieste ai collaboratori, l’unica alternativa al “nero” (che è ovviamente illegale), attualmente sono proprio i voucher lavoro. Insomma, lo Spi se ne sarebbe servito a causa del fatto di aver scelto il male minore. Ma va anche detto che quando l’utilizzo dei voucher è quello per cui sono stati creati, appare fuori luogo parlare di “male”. Non c’è infatti niente di negativo nell’usare uno strumento per lo scopo per il quale quest’ultimo è stato pensato e realizzato. Diverso sarebbe stato se lo Spi (o qualunque altro ente od azienda) si fosse messo a retribuire lavoratori con mansioni continuative con i voucher lavoro al posto di fare loro un contratto. Cosa che però non ha fatto.

Da dove arriva la polemica sui voucher?

Come è facile immaginare, un nuovo strumento porta  verosimilmente nuovi vantaggi ma anche nuovi problemi. Dopo un periodo nemmeno troppo lungo di monitoraggio, è infatti venuta alla luce l’annosa questione dell’abuso dei voucher lavoro. Ovvero, c’è stato, praticamente fin da subito, chi ha pensato di poter evitare la contrattualizzazione di alcuni lavoratori (rendendoli così dipendenti a tutti gli effetti, con doveri, ma anche diritti), facendoli figurare come lavoratori occasionali quando invece “occassionali” non lo erano per niente. Anche per questo, il precedente governo Renzi ha introdotto nuove norme, come delle multe piuttosto salate per l’utilizzo irregolare e l’obbligo di comunicazione preventiva, che costringe le aziende a comunicare quando si serviranno dei voucher, prima di servirsene. L’inasprimento delle regole ha avuto come scopo quello di porre un freno allo sfruttamento incontrollato dei “buoni lavoro”(notevolmente aumentati di numero), come vengono comunemente chiamati e contemporaneamente entrare in possesso di dati certi che permettessero di sanzionare gli utilizzatori irregolari.

I voucher lavoro vanno aboliti?

Va sicuramente fatto un ragionamento più articolato rispetto al volerli abolire a causa degli abusi perpetrati da alcuni. La prima domanda da farsi è: servono davvero? O meglio, qualcuno ne trae effettivamente vantaggio, o sono invece completamente inutili ed addirittura dannosi per il mercato del lavoro?  La seconda domanda, imprescindibile per poter valutare correttamente una loro abolizione, è: una volta eventualmente cancellati, cosa disciplinerà ciò che attualmente è regolato dai voucher lavoro? E come? Togliere uno strumento che, bene o male, fissa dei criteri certi nel retribuire i lavoratori occasionali, implica prevederne e realizzarne un altro, diverso e migliore. Ma questo va fatto prima di abolire i voucher, in modo da poter effettuare l’ipotetica sostituzione della norma in tempo reale. Altrimenti la conseguenza immediata sarebbe quella di un vuoto normativo, sicuramente temporaneo ma comunque evitabile e per giunta (vista la mancanza di leggi precise), dannoso.



 

  • Massimo Campobello

    Alla domanda “servono?” e “possono essere sostituiti?” la risposta appare chiara: alla luce degli abusi fatti no, non è uno strumento adatto al problema e sì, l’alternativa è concepire dei mini contratti vincolanti per le part e non si capisce perché non si dovrebbe pensare in questi termini. Siamo nel 2016 e queste soluzioni, come dimostrato dallo strumento stesso, è ad esclusivo danno del lavoratore.