Vivere con 640 euro al mese, l’indagine di Bankitalia

Da un’indagine biennale (2010-2012) della Banca d’Italia, sui bilanci delle famiglie italiane, emerge uno scenario inquietante. In quegli anni il reddito equivalente (pro-capite) si è ridotto, senza lasciare nessuno immune a parte qualche over65. Un biennio molto difficile per famiglie e giovani, questi ultimi maggiormente colpiti dalla crisi. Secondo la fotografia scattata da Bankitalia, la ricchezza media in quegli anni è diminuita del 6,9 per cento. Ma sono tanti i fattori da considerare per analizzare nello specifico questa folle retrocessione, primo fra tutti è senza dubbio il bassissimo livello del clima di fiducia delle famiglie, strette nella morsa del lavoro che manca. Fatto sta che metà dei nuclei familiari del nostro paese vive con meno di 2.000 euro al mese. Ma quello che preoccupa ancora di più è quel 20 per cento circa, riferito a coloro che conta di vivere con un reddito inferiore ai 14.457 euro. Sul versante opposto invece, si conta un buon 10 per cento di famiglie che vivono con un reddito annuo molto alto, più di 55.211 euro. Di queste, il 10 per cento possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale. Ma la soglia di povertà individuale, secondo Bankitalia, scende nel 2012 a 7.678 euro netti all’anno. Praticamente uno su sei arriva a fine mese con 640 euro.


Se dal fronte “giovani e famiglie” la situazione non è delle migliori, a crescere invece sono sicuramente i pensionati. Infatti, sempre secondo l’indagine, la posizione relativa alle persone fra 55 e 65 anni è migliorata addirittura di +18 punti in percentuale.

Per quanto riguarda invece il reddito equivalente, cioè il reddito di cui ciascuno individuo dovrebbe disporre se vivesse da solo per raggiungere lo stesso tenore di vita che ha nella famiglia in cui vive, la situazione nel 2012 è questa: circa 2.350 euro al mese per i laureati, 2.700 euro per i dirigenti e 2.550 euro per gli imprenditori mentre per gli operai, i residenti nel Mezzogiorno e i nati all’estero scende rispettivamente a 1.200, 1.100 e 950 euro al mese. Lavoratori autonomi ed impiegati si collocano invece a metà classifica, impiegati 1.900 euro, e lavoratori autonomi 1.700 euro, mentre i pensionati 1.700 euro.

L’indebitamento invece, così come in passato è più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni e con profili sia professionali che culturali abbastanza elevati. I motivi sono principalmente due, primo il mutuo per l’acquisto di una casa e secondo la ristrutturazione.

Come non sottolineare la dichiarazione dell’associazione dei consumatori Codacons, che in una nota dice: “La cosa più scandalosa non è che il 10% delle famiglie possieda il 46,6% della ricchezza, ma che in questi anni questa fascia della popolazione abbia pagato meno tasse. A fronte di un incremento generale della pressione fiscale che ha riguardato tutti, infatti, questi ricchi hanno avuto, in proporzione, un aumento inferiore rispetto ai poveri e al ceto medio” – In sostanza questi ultimi anni di crisi economica  si sono chiesti i maggiori sacrifici principalmente a chi già faceva fatica ad arrivare a fine mese. – “Violando sempre più l’art. 53 della Costituzione sulla progressività del sistema tributario, decidendo di aumentare le tasse indipendentemente dal reddito”. 



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