Vende un rene per sfamare la famiglia: l’ultima risorsa è il proprio corpo

E’ di settimana scorsa la drammatica notizia del padre di famiglia che, dopo aver venduto tutto ciò che aveva, ha deciso di offrire uno dei suoi reni al miglior offerente per sfamare mogli e figli. L’uomo residente in provincia di Pordenone, seppur per mancanza di alternative, ha dimostrato un coraggio che certo non è cosa di tutti i giorni. Ha prima sfruttato ogni tipo di ammortizzatore sociale possibile e poi venduto gli ori di famiglia. Ora che non è rimasto niente, l’ultima risorsa a cui fare ricorso è divenuta il suo stesso corpo. Tutto questo ha dell’incredibile, soprattutto se si pensa che viviamo in un paese considerato da tutti “avanzato”, per industrializzazione, civiltà, cultura. Eppure la crisi infinita sembra riuscire a distruggere tutto e tutti.


Lui, disoccupato ed esodato, lei, che guadagna  400 euro al mese, con i quali vivere in cinque è del tutto impossibile. Ed  allora, la decisione di pubblicare un annuncio agghiacciante su un blog:  vendo un rene al miglior offerente. Il caso di Pordenone, per quanto tragico, non è però l’unico di questo genere. Negli ultimi anni, alla ribalta delle cronache sono giunte vicende tremendamente difficili anche solo da leggere; tra queste, quella dell’imprenditrice che decide di donare i suoi organi “cuore compreso”, assieme alla figlia ventenne che mette in vendita “solo i reni”,  o la donna che, per amore del marito che ha perso il lavoro e ha tentato di togliersi la vita, decide di prostituirsi.

I giornali spesso riportano casi come questi. Donne e uomini che sacrificano il loro corpo, mettendolo a disposizione del “miglior offerente” per poter sfamare i propri figli prima ancora di loro stessi. Sono le ultime risorse di un essere umano, quelle che, fino a pochi anni fa, non era nemmeno lontanamente immaginabile pensare di toccare per rimediare un pezzo di pane. Sono le ultime risorse di un essere umano quelle a cui, invece, sempre più spesso viene fatto appello da individui che fino all’anno prima avevano il problema di decidere se trascorrere le vacanze al mare o in montagna, in Italia o all’estero. Va però detto che una simile realtà è sempre esistita; l’aumento del numero di casi dovuti agli effetti della crisi (tra questi la disoccupazione galoppante ed i fallimenti aziendali sempre più frequenti), ha contribuito a rendere noto un fenomeno che, con tutta probabilità, mai come ora viene percepito così chiaramente dall’opinione pubblica.

Quello per il quale la vita di un individuo dall’esistenza “perfetta” viene completamente quanto improvvisamente sconvolta, in peggio ed a causa di circostanze così pesanti ed oppressive da non lasciare al suddetto individuo nessuna via d’uscita, se non quella, appunto, di fare ricorso al proprio corpo. Restano in tutto questo la speranza di poter ricominciare in qualche modo e, comunque, la dignità;  quella personale senza dubbio, ma sempre più spesso anche quella “pubblica”. La dignità, dicevamo, non la si perde nemmeno in questi casi, anzi.




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