A Varese si studia col telefonino in classe

Non bisogna demonizzare il telefono, ma insegnare ai ragazzi a utilizzarlo correttamente: è quanto dichiara un dirigente scolastico che ha autorizzato l'uso degli smartphone per fini didattici

I telefonini in classe vanno banditi o possono essere tollerati? In due istituti di Varese sembrano avere le idee molto chiare: gli smartphone possono stare sui banchi e rimanere accesi per tutte le ore delle lezioni. Perché? Perché – come sostengono i dirigenti scolastici, gli insegnanti e gli alunni della scuola media “Vidoletti” e del liceo artistico “Angelo Frattini” – il problema non è il cellulare in sé quanto piuttosto l’uso che se ne fa. Informare i ragazzi sulle potenzialità didattiche di questo e di altri dispositivi elettronici potrebbe segnare un’importante inversione di marcia. Ma in quanti sceglieranno di seguire l’esempio delle due scuole lombarde?


telefonino

In principio fu la direttiva del Miur, datata 2007, che vietava l’uso del telefonino in classe. A volerla fu l’allora ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, che puntò l’indice contro il dispositivo che rischiava – a suo dire – di far distrarre troppo i ragazzi e di svalorizzare il lavoro dei docenti. Un niet scaturito da un’aneddotica abbastanza ricca che raccontava (e racconta ancora) di studenti – di tutti gli ordini e gradi – che, durante le ore di lezione, preferiscono chattare con gli amici, guardare video musicali o riprendere compagni e insegnanti in difficoltà. Dimostrando scarso interesse e rispetto per ciò che avviene in classe. A vaticinare un cambiamento è stato, qualche mese fa, il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, che ha annunciato la sospensione del categorico divieto. A cui hanno scelto di attenersi le due scuole di Varese, che hanno autorizzato (grazie a un’intesa raggiunta tra le famiglie e gli insegnanti) l’uso del telefonino in classe.

I casi delle due scuole di Varese

Più nel dettaglio, nell’ambito del Piano Nazionale per la Scuola Digitale, alla scuola media “Vidoletti” e al liceo artistico “Frattini” hanno scelto di adottare la metodologia didattica “Byond” (Bring your own device), consentendo ai ragazzi che, di solito, armeggiano sotto i banchi di tenere a bella vista i loro smartphone, a patto che li consultino per meri scopi didattici. Per fare cosa? Gli studenti possono prendere appunti, visualizzare immagini, scattare foto e, a breve, potranno anche scaricare delle lezioni online. “In media, il telefonino si usa una o due volte ogni ora di lezione – ha spiegato Maria Talamona, animatrice digitale nelle scuole – Si usa per cercare delle immagini, per registrare o riassumere la spiegazione dell’insegnante, per fotografare un testo o quello che è scritto sulla classica lavagna di ardesia. Il risultato? I ragazzi sono contenti e noi lavoriamo meglio“.  Di più: “Con il cellulare, la soglia d’attenzione dei ragazzi aumenta – ha aggiunto Maria Talamona – Li portiamo a noi e sono più disposti ad apprendere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda i due dirigenti scolatici: “Sdoganare il cellulare in classe – ha osservato il preside della “Vidoletti”, Antonio Antonellis – significa educare gli studenti all’uso che se ne deve fare a scuola”. A fargli eco è stato il “collega” del liceo “Frattini”, Fabio Giovanetti: Non demonizziamo il telefonino ha detto – Ma insegniamo  piuttosto ai ragazzi a farne un uso corretto, consapevole e proficuo”. Nell’ambito del piano nazionale che si prefigge di rendere le scuole sempre più “digitalizzate”, c’è infatti anche l’idea di organizzare dei corsi di informazione per illustrare agli studenti le potenzialità e le insidie degli strumenti tecnologici che possono entrare in classe (telefonini, tablet ecc…). E per spiegare come un loro uso scorretto possa causare guai seri (filmare compagni e docenti, senza la loro autorizzazione, è un reato che molti ragazzi ignorano di commettere). E voi, cosa ne pensate? Credete che sia lecito autorizzare l’utilizzo – per scopi strettamente didattici – del telefonino in classe? O pensate che, almeno a scuola, i ragazzi dovrebbero essere incentivati a “sconnettersi” dai dispositivi elettronici che scandiscono (ossessivamente) i ritmi delle loro giornate?




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