Vaccino antinfluenzale offerto dai datori di lavoro: la proposta di un medico

Vaccino antinfluenzale ai dipendenti offerto dalle aziende. La proposta di un medico fa discutere, ma è certamente degna di essere esaminata.

Secondo il Dottor Luigi Triggiano, non certo nuovo ad interventi pro vaccino antinfluenzale, il malanno di stagione causerebbe costi sociali troppo alti da sopportare;  da qui la proposta: lo offrano i datori di lavoro ai propri dipendenti, in modo che questi ultimi evitino di ammalarsi facendo ricadere gli inevitabili problemi causati dall’essere indisposti sulla collettività, azienda compresa. La proposta, che potrebbe forse far storcere il naso a qualcuno, è invece sicuramente degna di grande attenzione. Per un’analisi corretta però, è necessario prendere in esame anche le eventuali, “ricadute” lavorative. Dare in mano ai datori di lavoro uno strumento che potrebbe creare disparità all’interno della forza  lavoro è comunque un potenziale rischio.


vaccino antinfluenzalePerché questo discorso? Innanzitutto, per essere “tutti uguali”, i dipendenti dovrebbero o essere obbligati dall’azienda a vaccinarsi tutti (ma la cosa oltre a porre grossi problemi etici, è attualmente legalmente infattibile) oppure non dovrebbe vaccinarsi nessuno, se non per scelta personale e con costi a carico suo. Una volta che un’impresa offre un vaccino antinfluenzale ai propri lavoratori potrebbe poi “spingere” questi ultimi a vaccinarsi, in modi del tutto legali ma, per così dire, fastidiosi. D’altra parte il sobbarcarsi l’esborso per il vaccino antinfluenzale, per un’azienda si configurerebbe come un mero investimento. Uno come un altro che, in quanto tale, deve giustamente rendere. Un’impresa spende per guadagnare di più. In questo caso la resa dell’investimento è quello di garantire la continuità produttiva a tutti i livelli,  poter gestire i picchi di lavoro senza la paura di trovarsi una parte più o meno consistente di dipendenti in malattia causa influenza.

Ma per poter fare questo, la diffusione tra le forze lavorative del vaccino antinfluenzale dovrebbe essere pressoché totale. La parzialità infatti, non scongiurerebbe il rischio d’impresa di trovarsi un buon numero di dipendenti malati in un momento in cui le necessità aziendali richiederebbero disponibilità ben diverse. Insomma, se chi si vaccina (gratis) non rischia di ammalarsi ed è quindi per l’azienda una garanzia in più, chi non lo fa, il rischio lo corre e anche se ovviamente non è detto che succeda, dovesse ammalarsi e mancare quindi dal lavoro l’investimento di cui sopra ne risentirebbe sicuramente in maniera più o meno pesante. Vero è che, in ogni caso, si verificherebbe una riduzione non trascurabile del rischio, ma a quel punto un’impresa che volesse fare sua la proposta di offrire il vaccino antinfluenzale dovrebbe comunque cimentarsi in una complicata ed indefinita (perché soggetta a troppe variabili non prevedibili) serie di calcoli rischio-guadagno. Il gioco potrebbe valere la candela, oppure no.

In secondo luogo potrebbe verificarsi un’altra spinosa situazione di non poco conto, ovvero che i vaccinati, in quanto “esentati” dal rischio di ammalarsi potrebbero trovarsi ad essere chiamati a svolgere anche il lavoro di chi si è dato malato, con un conseguente aggravio di commesse da portare a termine e stress. E’ vero che potrebbe accadere comunque senza la variabile dell’offerta di vaccino antinfluenzale ed anzi potrebbe accadere in modo anche più grave, visto che i soggetti potenzialmente passibili di malattia sarebbero in numero maggiore, ma il nodo della questione sembra essere più questo: oltre a chi non si vaccina perché, banalmente, non ha voglia di farlo, o non ha voglia di spendere i soldi necessari, c’è anche chi non lo fa per convinzioni personali, ovvero chi pensa che per non ammalarsi non sia necessario vaccinarsi, o addirittura che potrebbe comunque succedere nonostante la vaccinazione.

Questi, sarebbero sempre a rischio influenza, gli altri, quelli che si vaccinano, no. Di conseguenza sarebbero sempre questi ultimi a potersi trovare a dover coprire il lavoro non svolto da alcuni dei primi (perché certo non tutti si ammaleranno sempre). La cosa potrebbe sfociare in forti malumori più o meno giustificati, soprattutto nelle aziende con un numero di dipendenti non particolarmente alto, dove insomma quasi tutti si conoscono tra loro.

Una questione di gestione

Tutti questi problemi, pur se strettamente legati ad un’eventuale offerta aziendale del vaccino antinfluenzale, non possono essere considerati come conseguenze dirette di quest’ultima.  Molto, se non tutto, dipende dalla gestione di una simile offerta. E’ fondamentale, ad esempio, che vi siano meccanismi di “protezione” dei dipendenti che facciano sì che non si creino disparità tra chi dovesse scegliere di vaccinarsi e chi invece dovesse rifiutare l’offerta. Se i primi potrebbero trovarsi un po’ troppe volte (perlomeno a loro giudizio) a fare il lavoro dei secondi, questi ultimi potrebbero invece essere meno considerati dai vertici non tanto perché più assenti (non è assolutamente detto che accada), ma perché più passibili di esserlo. Ovvero, soggetti ad una probabilità teorica di ammalarsi maggiormente e quindi mancare dal posto di lavoro. Queste situazioni è impresindibile non si verifichino mai. Non solo, va proprio eliminata la possibilità che accadano a priori. Va eliminata, o comunque ridotta ai minimi termini, anche la possibilità che i lavoratori coinvolti sospettino avvenimenti di questo genere e finiscano per accusarsi tra di loro. Insomma, il vaccino antinfluenzale offerto dai datori di lavoro potrebbe anche essere una buona via da percorrere, ma certamente con molta prudenza e strutturando programmi appositi di gestione ottimale di tutte le evenienze possibili.




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