Università italiana: sempre meno iscritti, sempre più laureati

L'Università italiana continua a sfornare un crescente numero di laureati, con un vero e proprio boom nel post riforma. Al di là del reale incrementato merito studentesco degli iscritti (sul quale ci soffereremo tra breve) a sorprendere è invece l'evoluzione relativa alle immatricolazioni, che dal 2004 ad oggi hanno subito un passo indietro del 15 per cento: un vero e proprio crollo, dietro il quale si celano diverse motivazioni, dal calo demografico (e conseguente dimagrimento della platea di possibili iscritti) alla perdita di fiducia che si concretizza nel passaggio dalla scuola secondaria all'Università (con un tasso di “conversione” formativa che dal 72,6% del 2003 è precipitato al 63,3% del 2009), passando per le note difficoltà economico finanziario, e allargamento della fascia di popolazione che non riesce a sopportare i costi delle rette universitarie.

In conseguenza di quanto sopra (e tanto altro, sul quale non ci soffermeremo per ovvie necessità di sintesi), il numero di diplomati in scuola superiore che si iscrivono a un corso universitario si aggira intorno al 30%. Uno scenario che, considerata anche la base in termini assoluti, rischia di ridurre in maniera significativa le fasce di popolazione laureata, e che è destinato a non subire sostanziali mutamenti da qui al 2020, nonostante l'influsso del processo migratorio.

Ad ogni modo, arriviamo ai numeri, forniti da una recentissima ricerca compiuta da Alma Laurea. Il numero dei laureati, nel 2011, è stato pari a 215.525 unità, contro gli 85.922 del 2004, quando la riforma del sistema universitario italiano non era ancora stata applicata. Un numero che è evidentemente più che doppio del termine di confronto, e che è caratterizzato dalla “consueta” prevalenza della popolazione femminile, lievemente cresciuta negli ultimi otto anni: nel 2004 le femmine (sul totale degli iscritti) erano infatti il 59,9%, per una proporzione salita al 60,2% alla fine del 2011.

A causa della riforma, che ha modificato significativamente la struttura di esami e corsi di studio, è diminuita l'età media alla laurea (sebbene, probabilmente, meno di quanto ci si aspettasse): nel 2004, infatti, il laureato “medio” aveva un'età di 27,8 anni; nel 2011, il profilo “tipo” del laureato rispecchia un'età di 26,9 anni. Sempre a causa della riforma, che ha introdotto un primo gradino di laureati triennali, cresce anche la popolazione di chi può vantare un primo titolo di studio universitario con età anagrafica inferiore ai 23 anni: otto anni fa erano un miraggio (lo 0,8% del totale), oggi sono già il 17,1%; di contro, diminuisce la quota di laureati di età anagrafica superiore ai 27 anni, oggi pari al 30,5% del totale, contro il 43,5% del dato precedente.

Della complessiva massa di immatricolati, la maggior parte proviene da licei scientifici (il 38,4%, contro il 37%). A seguire, gli istituti tecnici (il 24,9% contro il precedente 24,5%) e, quindi i licei classici (con una fetta di “mercato” pari al 15% contro il precedente 18,7%). Il voto di diploma medio delle matricole è pari a 82,8 centesimi, contro 80,8 centesimi del 2004. Sempre in termini di punteggio, la media degli esami è rimasta sostanzialmente stabile (26,2 nel 2004, contro i 26,3 odierni), così come la media del voto alla laurea (103 nel 2004, 102,9 nel 2011).

Cresce invece, e in maniera considerevole, la regolarità negli studi: la percentuale di coloro che sono in corso è infatti balzata al 38,9% contro il 14,2% del 2004. Anche in questo caso, il merito sembra prevalentemente ascrivibile alla mutata struttura dei corsi di studio, considerato che la base di partenza statistica era data dall'organizzazione pre-riforma. Crescono invece coloro che sono considerati fuori corso di breve durata (1 anno), passati dal 20,5% del 2004 all'attuale 26,5%. Più che dimezzati i fuori corso a largo raggio (+ 5 anni), dal 24,2% all'attuale 10,2%. L'indice di ritardo è così significativamente retrocesso dallo 0,66 del 2004 allo 0,45 del 2011.

Infine, Alma Laurea sottolinea come sia in fortissima crescita la frequenza alle lezioni: rispetto ai laureati pre-riforma del 2004, infatti, i frequentanti sono aumentati del 27% tra i laureati di primo livello del 2010, e del 30% ra i laureati specialistici.

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