Un’azienda senza capo? Con Holacracy si può

Il sogno di lavorare in un'azienda senza capo è diventato realtà grazie al modello Holacracy ideato dall'americano Brian Robertson

L’idea è rivoluzionaria e destinata – a nostro avviso – a far discutere molto. E’ venuta in mente a un programmatore americano, Brian Robertson, che stanco di lavorare alle dipendenze di altre persone, ha deciso, nel 2011, di fondare una propria azienda: la Ternary Software. Fin qui niente di strano, se non fosse che la stessa azienda si è strutturata su un’organizzazione completamente nuova, che non prevede boss né sottomessi. E’ il modello Holacracy che promuove, in pratica, l’azienda senza capo.


Della sua inedita idea, Robertson ha parlato diffusamente in un libro consegnato alle stampo lo scorso anno, intitolato “The new management system for a rapidly changing world”. Nel quale ha molto insistito sulla necessità di modificare l’organizzazione aziendale, mandando in soffitta il vecchio modello piramidale (o verticistico) per fare spazio a un nuovo modello a cerchi in cui ognuno è responsabile del lavoro che svolge. “L’ho messa in piedi – ha spiegato l’ideatore di Holacracy – solo per dare risposta a un quesito che mi affliggeva: che cosa impedisce alle persone di implementare un’idea? E, più in generale, di progettare ciò che credono di riuscire a fare meglio?”.

A fornire più dettagli è stato Oliver Compagne, collaboratore di Robertson alla Ternary Software: “Immaginate un sistema operativo, come Windows o Mac Os oppure Linux – ha detto – Ecco, Holacracy è proprio così. Non prescrive la maniera in cui le cose vanno fatte, si limita a stabilire le regole alla base del gioco: come devono funzionare le relazioni lavorative per far sì che tutti pedalino nella stessa direzione. Chi dice che non ci sia una struttura, che sia pura anarchia, si sbaglia. Si tratta semplicemente di un’architettura diversa”. Un’architettura che, stando alla spiegazione fornita dal collaboratore di Robertson, si incardina sulla responsabilità di ogni singola risorsa. Che non dovrà più rispondere del suo operato ad alcuno, ma dovrà comunque garantire il funzionamento della parte che le compete. Onde evitare che a risentirne sia l’intera azienda. A conti fatti, dunque, non si tratta di un modello incentrato sul più avventato dei “lassez faire”, ma che prevede anzi un sovraccarico di responsabilità e oneri individuali.

Al modello Holacracy si sono già avvicinate trecento aziende in tutto il mondo. Tra cui la messicana Arca il cui amministratore delegato, Mort O’Sullivan, ha dichiarato: “Il mondo sta cambiando velocemente. Le organizzazioni hanno bisogno di essere resilienti e di adattarsi, più rapidamente di prima, ai cambiamenti del mercato e dell’ambiente circostante”. Chissà se con Holacracy ci riusciranno meglio?



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