Il sogno del lavoro stabile

Un tempo imparare un mestiere, diplomarsi, laurearsi era un punto di partenza per aspirare a un posto di lavoro e poter costruire una famiglia.


Per le generazioni di oggi qualsiasi scelta rischia di non servire a nulla.

La ricerca di un lavoro, sembra essere diventato l’incubo quotidiano per molti.


Per alcune aziende non si va bene perché si è troppo giovani e con poca esperienza, per altre si è eccessivamente preparati o al contrario non si hanno sufficienti titoli di studio, oppure si è semplicemente troppo vecchi per essere assunti.

Siamo immersi da offerte di lavoro illusorie e ingannevoli.
Proposte di lavoro che suonano come insulti al rispetto umano e all’intelligenza degli individui.
Da giorni assistiamo davanti a giovani che si ribellano: studenti in piazza in Italia, studenti per strada a Parigi, studenti in rivolta a Londra.

La loro protesta va al di là del semplice aumento delle tasse universitarie, riguarda qualcosa di più tragico e più grave: “il taglio sul loro futuro, sulle loro aspirazioni, sui loro sogni”.

Un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro ammesso che trovi uno sbocco, sa che andrà in pensione con un quarto del reddito.

Una giovane coppia precaria non può pensare a comprar casa o fare figli.
Per le generazioni di oggi e quelle future esistono solo sogni a termine, esattamente come i contratti che firmano.
La situazione del nostro Paese sta divenendo sempre più critica e chi ha un’occupazione oggi, domani potrà svegliarsi disoccupato, con tutto quel che ne consegue.

La sicurezza sul posto di lavoro è sempre più precaria e degli operai che perdono la vita su cantieri o nelle fabbriche se ne parla poco.
Il lavoro in nero è in aumento.
Le regole sono diventate un’opzione.
Ecco, le ragioni per cui tutti sognano un lavoro stabile o l’impresa stabile che rifugga da ogni possibile forma di precarietà, o il potenziamento e la diffusione del pubblico impiego in  modo che il lavoro non resti una chimera.

Durante una trasmissione televisiva una giovane donna chiese al Presidente del Consiglio come formare una famiglia senza avere un lavoro stabile.                                                                                                                                 Il Presidente del Consiglio rispose con ironia consigliandole di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere.
I fatti ci fanno comprendere quanto sono lontani i tempi in cui uomini con ideali e valori s’impegnavano per redigere la Costituzione, un documento che rappresentava il nostro Paese, la nostra Storia, i nostri Diritti conquistati con i sacrifici di tanti.
Il paradosso è che la nostra Costituzione afferma come primo diritto fra tutti che:

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Dov’è finito “quel diritto”?

Dov’è finito “il lavoro” di cui si parla con tanto fervore nelle tavole rotonde delle campagne elettorali?

La nostra Costituzione appare come un pezzo di carta sorpassato, che deve adattarsi agli interessi personali e alle spicciole leggi  di mercato e di potere.
Quello che viviamo è la precarietà della vita.
Una cosa sola può farci sperare in un futuro migliore: il coraggio di credere e di far valere i nostri sogni.
Il lavoro rappresenta la dignità e la libertà dell’uomo stesso.
“Il lavoro”non è semplicemente un sogno facoltativo, ma è un diritto senza colori politici, senza distinzione di sesso, di razza e di religione.

Il lavoro è un diritto che va difeso, un diritto di tutti che non può e non deve essere negato o calpestato.

Al di là delle possibilità economiche  di uno Stato, resta il fatto che le aspirazioni umane dovrebbero essere rivolte  alla soluzione dei problemi economici non come unici fattori fine a se stessi, ma come condizione indispensabile per rendere possibile una vita più piena, dentro la quale aspetto umano si concilia  con quello economico e civile.



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