Trovare un lavoretto con i social: ecco Tabbid

Tabbid è la startup italiana che ti aiuta a trovare un lavoretto, facendo incontrare domanda e offerta in modo gratuito e trasparente.

trovare-un-lavoretto-tabbidQuante volte, assorbiti dagli impegni lavorativi o dalla famiglia, rimandiamo le cose da fare? Quanti “lavoretti” avremmo volentieri delegato a qualcuno? Dalle riparazioni in casa alla manutenzione del giardino, sono molte le incombenze che non abbiamo voglia e tempo di portare a termine.  E quante volte invece ci siamo trovati nella difficile situazione di voler o dover trovare un lavoretto? Tabbid nasce per dare una risposta a questo problema e contemporaneamente, consentendo ai suoi iscritti di guadagnare qualcosa, magari praticando i loro hobby.  Questa è la filosofia del cosiddetto social dei “lavoretti”, diventata una vera e propria startup grazie al lavoro e alla motivazione dei due creatori, Alessandro Notarbartolo e Laura Volpi.


Come trovare un lavoretto con Tabbid

Abbiamo parlato con Alessandro che ci ha spiegato come il funzionamento di Tabbid sia molto intuitivo, ideale insomma per trovare un lavoretto in modo facile e veloce: chi ha bisogno di una determinata prestazione, pubblica un’offerta sulla piattaforma indicando il budget disponibile. Gli utenti iscritti (i tabbider), più prossimi geograficamente al luogo di svolgimento della prestazione, ricevono un avviso da parte della piattaforma e chi è interessato a svolgere tale prestazione può candidarsi. Sarà poi direttamente l’autore dell’offerta ad assegnare il lavoro al candidato prescelto?

A questo punto la domanda che sorge spontanea è: ma quanto possiamo fidarci delle persone che si candidano? Il problema della fiducia, della web reputation è un nodo che in Italia ancora non si è completamente sciolto. Nonostante esistano colossi affermati del web, come Ebay o Airbnb, basati quasi esclusivamente sulla fiducia tra utenti, quando ci si avvicina a servizi come quello di Tabbid, l’interrogativo sulla fiducia resta. A chi accordarla? Tabbid consente innanzitutto di lasciare dei feedback in favore di chi ha effettuato il “lavoretto”, ma il problema continua a porsi quando a candidarsi all’offerta è una persona priva di recensioni. E nelle fasi iniziali dello sviluppo di una piattaforma come Tabbid, quest’aspetto può rappresentare una problematica rilevante.

Per superare l’impasse, ai Tabbider è consentito iscriversi alla piattaforma tramite il profilo Facebook e così sarà possibile chiedere ad amici e conoscenti di rilasciare delle referenze, possibilità questa, unica nel panorama di tutti i servizi affini. Oltre a ciò, attraverso il programma premium Tabbid-pro, gli utenti possono rilasciare i propri dati personali e fornire il proprio cv. Tale tipologia di Tabbider sarà certificata dal sistema, che offrirà così una maggiore garanzia di affidabilità rispetto a questi utenti, anche nel caso in cui siano privi di feedback.

Il pagamento

Tabbid non impone alcun pagamento in favore della piattaforma, funge infatti da tramite tra domanda (chi vuole trovare un lavorettoe guadagnare qualcosa) e offerta (chi il lavoretto in questione lo offre)  in maniera assolutamente gratuita. A partire dal 2015, chi vorrà, e pertanto esclusivamente su iniziativa libera e personale, potrà iscriversi al programma Tabbid-Pro pagando una quota fissa e annuale di 5 euro, ottenendo così la certificazione della sua affidabilità da parte del social e di conseguenza maggiori chance di essere preferito per l’assegnazione della prestazione. In ogni caso le prestazioni che si svolgeranno tra privati rimarranno estranee a qualsiasi forma di percentuale in favore del sistema.

Alessandro tiene a precisare anche un ulteriore aspetto: le prestazioni svolte grazie all’ausilio di Tabbid non integrano il cosiddetto lavoro nero. Giuridicamente i “lavoretti” offerti sul social possono essere inquadrati ai sensi dell’art. 2222 codice civile nella figura del contratto d’opera, attraverso il quale una parte si impegna verso l’altra al compimento di un determinato lavoro, senza vincoli di subordinazione. Il pagamento di tali prestazioni, qualora avvenga tra due privati come ad esempio tra due tabbider, non genera l’obbligo del versamento della ritenuta d’acconto del 20%. Si impone soltanto il rilascio di una ricevuta al momento della ricezione del denaro, a cui dovrà essere apposta una marca da bollo di 2 euro se l’importo del compenso supera i 77,47 euro.

Bisogna però ricordare che non si possono svolgere prestazioni occasionali per più di trenta giorni nell’anno solare e non si possono percepire più di 5.000,00 euro a titolo di compensi sempre nell’arco di un anno, altrimenti superata tale soglia la normativa fiscale impone l’apertura di una partita iva. I compensi percepiti a fronte dello svolgimento delle prestazioni occasionali vanno dichiarati e saranno assimilati ai redditi diversi, previsti dall’art. 67, comma 1, del Testo Unico delle imposte sui redditi.

Una volta analizzate le funzionalità e le modalità operative del servizio, Alessandro ci ha parlato della nascita di questa startup. Lui e la sua amica erano convinti che potesse crearsi un mercato attorno ai cosiddetti “lavoretti”, che invece molto spesso vengono delegati a conoscenti e amici oppure vengono svolti svogliatamente.
Nell’ideare il servizio, Alessandro e Laura hanno pensato di rivolgersi non solo a chi ha la necessità di delegare compiti occasionali, ma soprattutto a chi desidera guadagnare qualcosa trovando un lavoretto in linea con i propri hobby o semplicemente offrendo la propria disponibilità per svolgere le incombenze più varie. Oggi, i Tabbider sono circa 10.000 e sono per lo più localizzati in Lombardia, e in particolare a Milano.

Alessandro, sul finire della chiacchierata, ci ha raccontato del progetto di Tabbid di attivare collaborazioni e partnership con enti locali e associazioni, come quella instaurata con il Germoglio, cooperativa operante nel settore dell’inserimento lavorativo delle persone in difficoltà. Questa iniziativa, ci ha detto, si inserisce nell’obiettivo principale di Tabbid, quello di creare valore sociale attorno alla domanda e all’offerta di piccole prestazioni.

Gloria Lattanzi




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