Trovare lavoro: quella marcia in più chiamata “stage”

Frequentare uno stage durante la laurea specialistica conviene, poiché a distanza di un anno dal diploma chi ha svolto il percorso ha il 14 per cento in più di probabilità di lavorare, rispetto a chi invece non l’ha fatto. Ad affermarlo è Andrea Cammelli è il direttore di AlmaLaurea e docente di Statistica all’Università di Bologna, secondo cui l’utilità dei tirocini sarebbe replicata immediatamente su scala occupazionale attraverso l’erogazione di un vero e proprio valore aggiunto per chi è alla ricerca della sua prima professione.


I tirocini dovrebbero diventare obbligatori in tutti i percorsi didattici” — afferma sulle pagine del Corriere Economia del 24 settembre — “perché sono una grande opportunità per i nostri giovani che fanno fatica a trovare lavoro. Solo in questo modo, si supera l’abisso che ancora oggi esiste tra la formazione teorica e pratica. Così facendo, si ridurrebbero i tempi di inserimento nel mercato del lavoro”.

A dar ragione al professor Cammelli sono, d’altronde, i numeri. “Nel 2011, il 60% dei laureati italiani delle triennali ha svolto uno stage in azienda” — continua infatti il docente — “Nelle lauree triennali di giurisprudenza il tirocinio lo effettua solo la metà del nostro campione, il 32%. Mentre nell’ambito delle lauree specialistiche, oltre il 42% dei diplomati di tutte le discipline svolge uno stage prima di completare gli studi; quota che, nel caso di laureati in legge si riduce al 10%. Insomma l’Università italiana migliora, se si mettono meglio in pratica le competenze che si studiano in aula”.

Sempre secondo le elaborazioni compiute nella ricerca di AlmaLaurea, i giovani che a tre anni dal conseguimento della laurea, non cercano lavoro perché ancora coinvolti in attività di apprendistato o di praticantato, provengono per lo più da facoltà scientifiche (26,9%), che si confermano pertanto come quelle più prolifiche nel settore in questione, con una particolare incidenza delle aree biologia (27,8%), chimica-farmaceutica (23,9). Fortemente minoritario è invece il contributo ai tirocini di apprendistato da parte di coloro che hanno avuto un percorso formativo umanistico, come ad esempio le lauree in lettere, lingue, ma anche gli architetti (solo il 4,9%).

Ancora in proposito all’utilità dei tirocini, interviene sulle pagine dello stesso settimanale Leopoldo Freyre, presidente della “famiglia” di architetti. “L’introduzione del tirocinio professionale prima dell’esame di Stato è una buona notizia. Ma quello che vogliamo è un percorso di un anno, di addestramento alla professione per contrastare la situazione attuale, dove i neolaureati accedono alla professione, senza alcuna esperienza del mestiere. Occorre dunque una modifica dell’esame di Stato: non più un esame generale, in 4 prove, bensì una verifica della capacità del candidato a svolgere la professione, dopo la laurea e il tirocinio. Il percorso dovrebbe essere come quello europeo: 5 anni di Università, un tirocinio ed un esame finale abilitante”. L’utilità è altresì replicata in campo giuridico, con il presidente dello studio giuridico Toffoletto De Luca Tamajo e Soci, Franco Toffoletto, che afferma come “i neolaureati escono dalle università senza conoscere minimamente la professione. Il corso di laurea dovrebbe essere riportato a 4 anni e i piani di studi per coloro che vogliono accedere alla professione forense dovrebbero imporre una gran parte di esami obbligatori. Successivamente alla laurea potrebbero essere organizzati master mirati, con la partecipazione dei migliori avvocati come docenti, da seguire mentre si svolge la pratica”



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