Trovare lavoro con una laurea: vantaggi e problemi

Trovare lavoro con una laurea, come stanno veramente le cose? Secondo l’ultimo rapporto stilato da Almalaurea, possedere un titolo universitario genera sia vantaggi che problemi. Anche se, in senso assoluto, laurearsi, risulta sempre essere una marcia in più: a un anno dalla laurea il titolo è efficace per 49 triennali su cento e per 44 laureati specialistici su cento. Efficaci, anche se in calo, le lauree specialistiche a ciclo unico. Purtroppo, una cosa ormai nota e molto diffusa nel nostro paese è tagliare dal proprio curriculum il titolo universitario per candidarsi a svolgere lavori umili. Ogni giorno migliaia di curriculum vengono “sfoltiti” appositamente dagli stessi candidati, per lasciare spazio a richieste di lavoro meno pretenziose.


Non si può nascondere il fatto che le aziende siano spesso restie ad accettare laureati per posizioni in cui la laurea non serve. Il problema principale non è rappresentato dall’incapacità di un laureato nello svolgere lavori “manuali” ma principalmente del rifiuto ad assumersi questo rischio da arte di chi offre lavoro.

Ritornando al rapporto Almalaurea, da tre e cinque anni dal conseguimento del titolo aumenta l’efficacia di tutte le tipologie di laurea. Per quanto riguarda invece l’utilizzo di competenze acquisite durante gli studi, a un anno dal titolo 39 occupati su cento dicono di utilizzarle“in misura elevata”, il 42 su cento di farne “un utilizzo ridotto”; e 19 su cento di non sfruttare assolutamente quanto hanno appreso.

Traendo la somma però, ai fini occupazionali c’è ancora un grosso vantaggio per chi possiede un titolo come la laurea rispetto ad un diplomato. Anche le retribuzioni sono migliori. Secondo il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli: “Il nostro Paese sta facendo fatica, è vero, ad accreditare laureati nel mondo del lavoro all’estero le attese sono meno lunghe. E quelli che strappano un contratto in Italia, guadagnano meno dei colleghi oltreconfine . Questo spinge molti laureati, di ogni disciplina, a giocarsi le proprie carte altrove”.

Bisogna sottolineare però un altro dato importante legato all’istruzione nel nostro paese. La spesa media, rispetto ai paesi dell’Ocse è nettamente inferiore. Inoltre la quota di laureati di 30-34 anni sul complesso della popolazione è pari al 20,3%: molto distante dall’obiettivo fissato per il 2020 (40%) e dalla media Ue (34,6%). Mentre i lavoratori con la sola licenza media presenti sul mercato del lavoro, sempre secondo la ricerca, sono il 35,8% contro la media Ue del 22%, e quella tedesca del 13,5. Altro dato che toglie spazio all’immaginazione è riferito ai manager italiani: 37 su 100 non hanno superato la scuola dell’obbligo, contro il 7% della Germania, dove la classe dirigente è composta in stragrande maggioranza di laureati.




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