Tristi al lavoro: ecco gli italiani secondo Edenred e Ipsos

La quota dei soddisfatti non va oltre il 26% e ci piazza nelle retrovie della classifica europea. Peggio di noi solo i polacchi e i cechi.

Il Barometro Edenred-Ipsos, concepito per sondare lo stato di benessere e la motivazione dei dipendenti europei, non ha consegnato buone notizie per gli italiani. I nostri lavoratori risultano, infatti, tra i più sfiduciati e insoddisfatti d’Europa. Qualche dato? Tra i 55-64enni, ben il 52% pensa con preoccupazione al momento della pensione e solo il 37% si dice soddisfatto di quello che fa. Peggio di noi solo i “colleghi” della Polonia e della Repubblica Ceca.


Più nel dettaglio: i lavoratori interpellati hanno dichiarato di essere preoccupati in primis per il mantenimento del loro posto di lavoro (47%) e successivamente per il livello salariale (32%) e per il tempo dedicato al lavoro (21%). La quota di italiani soddisfatti della qualità di vita in ufficio o in azienda si ferma al 26% (in calo del 3% rispetto al 2014), mentre la loro motivazione è salita nel 10% dei casi, è rimasta stabile nel 57% dei casi ed è diminuita nel 32% dei casi. Di contro, il 66% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai preso in considerazione l’idea di lasciare l’azienda in cui lavora. Nonostante l’insofferenza per il lavoro svolto risulti diffusamente elevata, molti dipendenti italiani tradiscono dunque un “attaccamento passivo” che li spinge a rimanere dove stanno. Forse perché temono di non trovare valide alternative.

Ma l’indagine di Edenred-Ipsos ha preso in considerazione anche il rapporto che i dipendenti italiani hanno con gli strumenti digitali. Il 74% di loro ha dichiarato di avere familiarità (81% tra i più giovani, 68% tra i più attempati) e il 43% ha spiegato che l’introduzione del digitale ha avuto un impatto positivo sulla loro motivazione (il 39% è rimasto neutro e il 12% lo ha invece bocciato). Ma cosa fanno le aziende italiane con gli strumenti tecnologici di cui si sono muniti? Stando allo studio, il 29% gestisce le risorse umane, il 25% avvia social network aziendali e un altro 25% predispone attività di e-learning (ovvero di formazione online). E se il 21% dei lavoratori interpellati pensa che la propria azienda sia all’avanguardia in materia di digitale, il 35% la considera invece alla stessa stregua delle altre e il 35% la “bacchetta” ritenendola in ritardo rispetto ai competitors.

 




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