Tre dure realtà di essere un over 40 che cerca lavoro

Essere troppo qualificati, fare i conti con il proprio ego, non avere consapevolezza del proprio livello. Ecco con cosa si confronta un over 40 che cerca lavoro.

A volte non ci si rende conto, ma ci si confronta con realtà molto pesanti, alle quali per abitudine o per sopravvivenza psicologica non ci si fa molto caso. Però esistono ed incidono fortemente sul comportamento dei singoli. Essere un over 40 che cerca lavoro non è facile. Colleghi o per meglio dire futuri colleghi possono vedere queste persone in modi in cui non sono e prendere decisioni sfavorevoli nei loro confronti. Più importante ancora è che gli over 40, spesso, se non sempre sono effettivamente per come vengono visti. Esperti, capaci, aggiornati. Incredibilmente questo non sempre giova alle aziende. Ci sono almeno tre ragioni per cui ciò accade, vediamo quali sono.


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Perché comprare una Ferrari quando una Panda va bene lo stesso?

Nulla da dire contro le Panda, ottime macchine della Fiat, ma la Ferrari, è la Ferrari. Quest’ultima la si compra per ragioni di passione, o perché si vuole correre in pista, o ancora perché dalla propria auto (se si hanno le possibilità) si vuole ottenere il massimo. Ecco, ma quante persone, pur possedendola, vanno a fare la spesa in Ferrari? Poche, vero? Una ragione c’è. Non serve a niente. Ribaltando il discorso sul lavoro, alcune aziende fanno ancora ragionamenti del tipo: “perché prendere una persona esperta e capace se per quello che mi serve mi basta un ragazzino alle prime armi (la Panda, per così dire)?”.

Fortunatamente è un ragionamento questo, che è sempre meno frequente, ma esiste ed a volte è anche giusto. Se un lavoro non è qualificato e non serve una persona competente ed esperta nello stesso, un over 40, che necessariamente lo è, se non altro per gli anni di esperienza, avrà difficoltà ad acquisire quel posto di lavoro, visto che costerà di più all’azienda, avrà magari più rimostranze da fare, abitudini da scardinare o modificare e via dicendo. Questa purtroppo è una semplice realtà che chi ha 40 anni o più deve necessariamente tenere in considerazione nel cercare lavoro. Non è pensabile snobbarla, se non a prezzo di avere ancora più problemi a conquistare un posto di lavoro. L’essere troppo qualificati non sempre porta vantaggi, anche se non dovrebbe essere così.

Va beh, alla fine basta accontentarsi. Ma è davvero così?

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Forse sì, forse no. Se non si riesce a conquistare il lavoro dei sogni, o un posto fortemente ambito, basta alla fine accontentarsi di uno per così dire “minore”, meno desiderato, con uno stipendio inferiore ed un ruolo meno importante. Alla fine basta lavorare e mantenersi insomma. Tutto verissimo, ma siamo sicuri che questo valga per tutti? Siamo sicuri che nel lungo periodo un simile scelta non porti altri problemi? Ad esempio, si potrebbe non riuscire a resistere, sentendosi umiliati e messi da parte da superiori meno qualificati ai quali però bisogna obbedire ciecamente.

Questo genera una resistenza anche nei datori di lavoro, che il problema lo conoscono bene. Per quale ragione assumere un over 40, formarlo e renderlo autonomo se probabilmente non resisterà allo stress di non sentirsi adatto al ruolo ricoperto e proverà comunque ad andarsene il prima possibile? Facilmente non lo assumerà. Che poi l’over 40 in questione abbia o meno intenzione di andarsene presto poco importa. Meglio non rischiare e basta.

La consapevolezza questa sconosciuta

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Può succedere di sentirsi migliori di quel che si è. Di pensare di essere dei grandi esperti di tecnologia, competenti, aggiornati e allenati, ma il primo millenial che passa di lì, magari non lo fa notare, ma ne sa cento volte di più. Questo succede anche tra colleghi. Può essere che si stia perdendo la leadership, senza accorgersene e che uno che ha la metà degli anni dell’impiegato più “cool” dell’ufficio, sia in realtà superiore a quest’ultimo in maniera del tutto naturale. Inoltre, dopo aver chiamato per anni le giovani generazioni con appellativi come “svogliati” o “sottoqualificati”, “mammoni” e via dicendo, questi, una volta entrati nel circuito, potrebbero volersi, per così dire, vendicare o comunque prendersi i loro giusti spazi. Prendendosela pure contro chi non c’entra nulla e cerca solo un posto di lavoro tranquillo attraverso il quale proseguire la sua vita.

Il fenomeno che descrive tutte queste situazioni (ed altre che non affrontiamo in questo momento) viene chiamato “discriminazione dell’esperienza”, ovvero chi è più esperto finisce per essere svantaggiato rispetto a chi è alle prime armi. Per le ragioni di cui sopra (essere troppo qualificati, non sapersi accontentare, arrivo delle nuove e pimpanti generazioni). E’ certamente, anche questa, una battaglia da combattere, senza che però ci debba essere un vincitore schierato. Lo scontro “giovani-vecchi”, per semplificare molto, non ha mai portato a niente di buono.




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