Tre cattivi consigli da non dare alle donne che lavorano

E chi lo ha detto che, per avere successo, bisogna puntare sull'aspetto esteriore o replicare l'aggessività di certi uomini? Le donne che vogliono realizzarsi nel lavoro, devono imparare a valorizzare la loro autenticità

Se le ragazze sono più brave dei loro coetanei a scuola ma poi fanno più fatica a trovare lavoro, un motivo ci sarà. E va forse rintracciato nel perdurare di certi stereotipi duri a morire. Senza scomodare le stime statistiche (che pure non delineano un quadro particolarmente confortante), basta guardarsi intorno per capire come la nostra società sia ancora prevalentemente maschilista. Specie in ambito lavorativo. La conferma? Le donne che lavorano svolgono spesso mansioni poco gratificanti e guadagnano, in media, molto meno dei loro colleghi maschi. E cosa dire delle donne manager? Quelle che – con grandi difficoltà – sono riuscite ad arrivare in cima? In Italia, rappresentano una vera rarità. Alla luce di quanto detto, potrebbe sembrare sensato (e giusto) dare qualche consiglio alle donne che cercano di affermarsi in ambito professionale. Ma attenzione: alcuni consigli possono rivelarsi più dannosi che altro.

3 cattivi consigli che le lavoratrici dovrebbero snobbare

Dispensare consigli è una pratica da non prendere sottogamba. Fornire indicazioni a chi si trova in una situzione di difficoltà non è, infatti, una cosa da poco. Si pensi ad un amico con il cuore spezzato, a causa della fine di un’importante relazione. Cosa suggerirgli? Di prendersi il tempo che gli serve per rimettersi in piedi o di fare violenza a se stesso e ributtarsi immediatamente nella mischia? Dipende. Ogni consiglio andrebbe dispensato, tenendo bene a mente l’indole del destinatario e facendo attenzione a tutta una serie di fattori. Sia che si tratti di amore sia che si tratti di lavoro, i buoni consiglieri (o sedicenti tali) dovrebbero procedere con i piedi di piombo. Onde evitare di peggiorare ulteriormente la situazione. Ecco perché abbiamo pensato di mettere le donne che lavorano in guardia da questi tre cattivi consigli:

#1. Comportati come un uomo. Non sono pochi coloro che pensano che, per avere successo nel lavoro, bisogna mettere in risalto il proprio lato maschile. E che finiscono per consigliarlo anche alle donne. Cosa vuol dire esattamente? Che secondo queste persone, per ricoprire un ruolo apicale, occorre puntare tutto sull’aggressività e sull’ostentata sicurezza. Intendiamoci: per arrivare in cima, bisogna sicuramente essere caparbi, ambiziosi e sicuri di sé, ma pensare che questi tratti siano squisitamente maschili è, a dir poco, ridicolo. L’immagine della donna svenevole e cedevole, incapace di farsi valere e di dire la sua, appartiene ad un repertorio anacronistico che è bene lasciare in soffitta. Suggerire ad una donna che vuole realizzarsi nel proprio lavoro di comportarsi come un uomo non significa assolutamente nulla, visto che alcuni colleghi sono bravi e collaborativi mentre altri incapaci e svogliati. Esattamente come le donne.

#2. Cura l’immagine e fatti notare. E’ il più sessista dei consigli: quello che, detto in parole povere, propone di puntare sull’esteriorità. Non si tratta necessariamente di flirtare coi colleghi o con il capo, ma di investire molto sulla cura della propria immagine. Per essere più chiari: c’è chi pensa che arrivare in ufficio con il tailleur all’ultima moda, il trucco a posto e gli accessori giusti aiuti a procurarsi rispettabilità e considerazione. Secondo queste persone, insomma, soltanto le donne che si fanno notare (nel senso più superficiale del termine) possono aspirare a fare carriera. Nulla di più discutibile: per lavorare bene, bisogna stare bene con se stesse. La cosa migliore da fare – a meno che non ci sia un rigido dress code da rispettare – è quello di indossare ciò che fa sentire più a proprio agio, senza per questo rinunciare alla propria femminilità. Tenetevi alla larga dagli eccessi: l’ufficio non è un atelier di moda, ma neanche il soggiorno di casa. Esattamente come l’abito troppo ricercato, anche la tuta con cui amate sorseggiare una tazza di tè sul divano va lasciata nell’armadio. La sciatteria – al pari dell’eccessiva cura della propria immagine esteriore – non aiuta (di norma) a far salire le quotazioni delle donne che lavorano.

#3. Punta sul tuo lato femminile.  E’ il cosiglio contrario a quello dispensato da coloro che pensano che, per diventare un boss, bisogna essere un “machio”. In pratica il suggerimento (da tenere in scarsissima considerazione) è quello di mostrarsi docili, remissive ed eccesivamente pazienti. Esattamente come il primo, si origina da uno stereotipo duro a morire: quello che prevede che le donne debbano fisiologicamente seguire gli umori dei loro colleghi maschi e adattarsi alle loro aspettative o richieste. Ognuno di noi ha un lato maschile e femminile: l’ideale sarebbe riuscire a dosarli nella maniera giusta, evitando di scadere nell’autoritarismo o nell’eccessivo liberalismo. Le donne che lavorano e che aspirano a centrare risultati importanti non devono tarare le loro performance sulla differenza di genere, ma sulla loro autenticità. Soltanto valorizzando i loro punti di forza (che non hanno nulla a che fare con il loro genere) potranno arrivare in cima e conquistarsi il rispetto e l’ammirazione di tutti.



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