Trasparenza dei salari: verso la condivisione delle informazioni oppure no?

Parlare di quanto si guadagna è da sempre un tabù ma oggi la nuova tendenza sembra essere verso una maggiore trasparenza dei salari. Con quali conseguenze?

Parlare apertamente del proprio stipendio, condividere le informazioni circa quanto si percepisce per il proprio lavoro: è sempre stato un tabù. Ma quando la stessa azienda per la quale si lavora non favorisce la trasparenza dei salari e i colleghi all’interno della stessa stanza d’ufficio non sanno nulla l’uno dell’altro, si può affermare di essere di fronte ad un problema da affrontare oppure è giusto che questo genere di informazioni rimanga top secret?


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image by Be Good

Un caso da manuale arriva proprio da Google: big G è stato protagonista di una vicenda che ha avuto una eco non indifferente negli Stati Uniti. Una sua ex-dipendente Erica Baker aveva cominciato a scambiarsi informazioni riguardanti i salari con i colleghi e ad organizzare un vero e proprio foglio di lavoro con tutti i dati raccolti. Cosa che comunque le era costato già un richiamo ufficiale da parte del colosso aziendale, seppur velato visto che è illegale in America vietare ai dipendenti di un’azienda di parlare di questo genere di questioni tra di loro.

Favorire la trasparenza dei salari: le ragioni del sì e del no

Fatto sta che in Silicon Valley l’argomento della trasparenza dei salari è ormai all’ordine del giorno e molte startup hanno deciso di rendere pubbliche le informazioni riguardanti le retribuzioni offerte proprio in nome della trasparenza, della giustizia e dell’equità.

Spesso invece le aziende e i dipartimenti che gestiscono e amministrano le risorse umane tendono a giustificare “l’opacità” (in contrapposizione a trasparenza) delle griglie salariali come un mezzo per tutelare la privacy dei singoli dipendenti ed evitare il verificarsi sul posto di lavoro di gelosie e ostilità a causa delle differenze di retribuzione. Questo sarebbe alla base anche della riluttanza di molti datori di lavoro a rendere noti i range di salario che corrispondono ad una data categoria di lavoro, un determinato profilo ricercato o job description.

Recenti studi sulla trasparenza dei salari mettono in evidenza come l’argomento diventerà cruciale nei prossimi anni. Stando infatti ad indagini condotte dalla Chicago-based Challenger, Gray & Christmas (nota società americana di outplacement), mentre la trasparenza dei salari è ancora lontana dall’essere pratica comune e  diffusa, l’idea di istituire una politica chiara al riguardo e mostrare come in un libro aperto quanto ogni dipendente percepisce, sta cominciando a guadagnare terreno.

Ma molte questioni rimangono aperte riguardo alla trasparenza dei salari. Come sottolinea John A. Challenger, CEO dell’omonima società, le insidie legate alla pratica di rendere trasparenti i salari sono senza fine. Anche piccole differenze di stipendio tra colleghi possono condurre a risentimenti e conflitti su ciò che uno guadagna. La definizione di un salario non è una scienza esatta: ci sono innumerevoli ragioni per cui due persone nella stessa posizione possono guadagnare differenti stipendi. Ad esempio il dipendente con il salario più alto può avere una competenza molto ricercata sul mercato o un valore aggiunto in grado di fare la differenza. E può anche capitare che a qualcuno venga offerto un salario leggermente superiore alla media proprio per allettarlo e farlo spostare da un’azienda all’altra. O semplicemente può accadere che colui che riesce ad ottenere lo stipendio più alto sia un negoziatore più “aggressivo” e audace.

Inoltre anche se un datore di lavoro dovesse rivelare tutte le ragioni che giustificano una differenza di stipendio tra un dipendente e l’altro, quello con lo stipendio inferiore rimarrebbe comunque deluso e poco soddisfatto. L’acredine che ne deriverebbe non farebbe altro che abbassare il morale in azienda e la produttività e stimolare un turnover crescente.

Se indicare con precisione e rendere noto lo stipendio di ogni singolo dipendente potrebbe far incorrere in problemi non di poco conto, come si è visto, una buona idea da valutare potrebbe essere invece quella di stabilire (e rendere pubblico) un range di salario standardizzato per ogni posizione lavorativa. Un modo efficace per indicare ai dipendenti anche il tetto massimo di retribuzione al quale aspirare.

In conclusione, orientarsi verso una politica di trasparenza dei salari piuttosto che una di maggior riserbo dipende molto dalla cultura aziendale. Ma se è vero che adottare una condotta top secret anche sui range di retribuzione non è produttivo ai fini della collaborazione tra la forza lavoro, è altrettanto certo che anche in aziende che soffrono di conflitti, animosità e tensioni rendere pubblici questi dati non ha mai favorito o aumentato la coesione o lo spirito di squadra.



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