Tra uomo e donna è parità di stipendio nelle professioni tecnologiche

Donne e tecnologiaIl gender pay gap è una realtà con la quale le donne devono far i conti in tutti i settori professionali, nei confronti dei loro colleghi uomini. Ma c’è un campo, quello delle professioni tecnologiche, in cui la parità di stipendio sembra essere assicurata. A onor del vero la tecnologia non rappresenta (o comunque all’inizio non ha rappresentato) un ambiente lavorativo accogliente e favorevole per le donne. A volte dominato da una cultura maschilista, sorprende quindi per le pari opportunità retributive che garantisce. Secondo i dati raccolti da Claudia Goldin, una ricercatrice ed economista dell’Università di Harvard, a parità di condizioni e parametri presi in considerazione (razza, età, istruzione ed ore di lavoro svolto), l’uguaglianza tra i sessi è quasi al 90%, pressoché totale se si parla di posizioni apicali. Un traguardo notevole se si pensa al 66% dell’area contabilità e finanza, al 71% della medicina, al 82% del campo legale.

Quali le ragioni di questo fenomeno?

La chiave di volta si chiama flessibilità. I lavori “tecnologici”, come quelli svolti al computer, da tecnici informatici e ingegneri, assicurano una maggiore libertà di gestione del lavoro per quanto concerne l’organizzazione temporale e il luogo scelto per lo svolgimento delle attività. A differenza di professioni quali quelle di medici e chirurghi o avvocati, quelle tecnologiche non necessitano di una presenza obbligatoria e costante (e ad orari ben precisi) sul posto di lavoro, permettendo alle donne di svolgere lo stesso lavoro concentrandosi sul risultato finale (anche da casa) ma lasciando loro l’autonomia e la flessibilità di poter scegliere le modalità più consone alle inderogabili esigenze di mamme e mogli (possibilità negata in altri contesti, in cui le assenze della donna per accudire e assistere figli e  parenti  sono sintomo di incostanza sul lavoro).

Una conquista importante nell’ottica del miglioramento del work-life balance, indispensabile per le donne che hanno figli piccoli e che in questo modo non devono più scegliere tra lavoro e famiglia né tantomeno sospendere la carriera per qualche anno, nell’attesa che i figli crescano e diventino più indipendenti. Questa analisi dimostra e conduce ad un’ulteriore e importante considerazione: è lo svolgimento del lavoro in sé e la sua organizzazione a determinare il gender pay gap e non come si potrebbe pensare la minore presenza delle donne in ambito tecnologico-informatico o le caratteristiche intrinseche di alcune aziende (le donne sarebbero più agevolate nelle piccole-medie imprese che nelle multinazionali) a fare la differenza.

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