Il tira e molla Governo-Unione Europea sulla flessibilità… di che si tratta?

La Flessibilità, la mitica flessibilità: è l’argomento portante dei rapporti politici tra Italia (e non solo), ed Unione Europea. Ogni trattativa, girà attorno alla flessibilità. Si chiede più flessibilità riguardo: oggi agli investimenti in infrastrutture, ieri sulle spese per soccorrere gli immigrati, domani sulla spesa pensionistica o chissà cos’altro. E se si ottiene questa famosa flessibilità, via ai festeggiamenti sulla stampa, come se si fosse vinta una partita importante, chessò, contro gli eterni avversari tedeschi o francesi. O magari l’Europeo.


Cosa è di preciso questa famosa flessibilità? Cosa riguarda?

La cosiddetta flessibilità è legata ai vincoli che devono rispettare le nazioni facenti parte dell’area euro in tema di debito pubblico e deficit. Il debito pubblico è l’ammontare complessivo dei debiti dello stato, in gran parte sotto forma di titoli di credito su cui lo stato paga degli interessi e che deve rimborsare alla scadenza, e nel caso emetterne altri per sostituire quelli rimborsati. Il deficit è la differenza tra entrate ed uscite complessive dello stato in un anno, se le uscite sono state maggiori delle entrate e quindi si è verificata una perdita.

Nel caso in cui le entrate siano state superiori alle uscite, si verifica un utile, o surplus. Mi scuso per le noiose precisazioni, ma la maggior parte dei politici che berciano in televisione non hanno essi stessi chiari questi due concetti, come dimostrò anche un servizio delle Jene qualche anno fa. Ebbene, in base al Patto di Stabilità e Crescita tra le nazioni dell’area Euro, è necessario tenere sotto controllo il debito pubblico, ed in particolare sono stati previsti 2 parametri:

  • debito pubblico complessivo non superiore al 60% del Prodotto Interno Lordo, o PIL
  • deficit annuale non superiore al 3% del Prodotto Interno Lordo

Il primo di questi parametri non lo rispettano varie nazioni, tra cui proprio l’Italia, il cui debito supera abbondantemente il 100% del PIL, come si può vedere in questa tabella. Gli interessi su questo debito mostruoso sono una spesa che appesantisce le uscite di ogni anno, contribuendo a creare la perdita annuale, ossia il deficit. Il secondo parametro serve ad evitare che il debito aumenti ulteriormente in modo incontrollato, dato che la perdita annuale deve essere compensata facendo altro debito. Per stati come quello italiano, indebitato a livelli insostenibili dovrebbe essere sott’inteso che il deficit debba essere azzerato e anzi bisognerebbe cercare di chiudere “in attivo”, prima di tutto tagliando la spesa.

Inoltre la vendita di aziende e patrimoni immobiliari pubblici, potrebbe essere utilizzata per ripagare parte del debito, e a sua volta la minor spesa per interessi permetterebbe di conseguire questo attivo. Meno debito e meno spesa, richiederebbero sempre meno tasse, e l’economia potrebbe tornare a respirare: in 2 parole, più soldi in tasca ai contribuenti e più posti di lavoro. Per riepilogare, è evidentemente necessario cercare di non farne proprio di deficit. Invece il dibattito politico in Italia, con nessuna eccezione, riguarda il braccio di ferro con la “Cattiva Europa” e la “Cattiva Germania”, che non ci permetterebbero di fare tutto il deficit che vogliamo.

Alle elezioni europee è stato evidente: c’era chi si proponeva di uscire dall’Euro; chi voleva far leva sul presunto rispetto del suo partito in sede internazionale; chi vaneggiava di eventuali prove di forza, farsi rispettare, battere i pugni sul tavolo, eccetera… Cambiavano i metodi, ma l’obiettivo, di tutti i partiti, era, ed è, lo stesso: ottenere di poter fare più deficit, e quindi più debiti. La “battaglia della flessibilità” si inserisce in questo quadro. Dato che si sta per il rotto della cuffia nel limite del 3% di deficit, il Governo cerca il modo di ottenere una deroga, per poter fare ulteriore deficit.

Tagliare la spesa? Giammai!!!

Non vorrai mica perdere voti? Non vorrai mica costringere chi vive di politica, favori politici, appalti politici, business politici, a cercarsi un lavoro? Il tutto, quando riesce, presentato sui giornali come una vittoria! Cosa direste di una persona indebitata, che ha poche speranze di pagare i suoi debiti, che continua a sperperare ciò che guadagna in spese inutili e dannose, e che riesce ad ottenere un ennesimo credito, che lo rende ancora più indebitato? Con la certezza di lasciare il suo insostenibile debito ai suoi figli? Pensereste che ha ottenuto una vittoria? Pensereste che vivrà meglio? Pensereste che sta facendo un favore ai suoi figli? Se avete risposto NO a queste domande, potete farvi qualche domanda sull’ipocrisia del dibattito politico e giornalistico italiano…




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