Tfr in busta paga: i pro e contro per lavoratori e aziende

Il Tfr si potrà avere mensilmente in busta paga, ma questo pare non aver dato una spinta ai consumi e aver portato aggravi fiscali

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera perché da questo mese di marzo i lavoratori possano ricevere, qualora lo vogliano, il Tfr in busta paga. Manca ancora il decreto attuativo, e il provvedimento è stato accolto con reazione diversa da parte delle aziende e dei lavoratori. I lavoratori del settore privato, ossia circa 13 milioni di italiani,  potranno richiedere, quando saranno stati assunti da almeno sei mesi, di ricevere direttamente ogni mese la quota che spetta loro come liquidazione, o trattamento di fine rapporto. La decisione fa parte della Legge di stabilità, ed è per ora un provvedimento sperimentale triennale, che avrà effetti dal 2015 fino al 2018.


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Tfr in busta paga: i pro e contro per lavoratori e aziende

 

Confesercenti ha provveduto a realizzare un sondaggio riguardanti le adesioni al nuovo Tfr. Per ora hanno fatto richiesta solo il 6% degli aventi diritto, e hanno in mente di farlo entro l’anno solo un altro 11% dei lavoratori restanti. L’83% dei lavoratori, dunque, preferisce solidarizzare con la propria azienda e continuare, come era tradizione da decenni, con il “prestito”, ora volontario, fatto al datore di lavoro, che fa accumulare liquidità che sarà restituita con gli interessi alla fine del rapporto di lavoro specifico, o con l’arrivo della pensione. Sempre secondo Confesercenti, a fare richiesta di Tfr in busta paga sarebbero al momento soprattutto i lavoratori i cui nuclei familiari sono indebitati, che cercheranno di approfittare di questa legittima opportunità per saldare debiti pregressi.

Soltanto il 19% di coloro che hanno già fatto o faranno domanda per avere il Tfr mensilmente in busta paga lo useranno per acquisti di vario genere. Dunque, a detta di Confesercenti, questo provvedimento non ha la valenza economica di dare una spinta ai consumi e dunque al “far girare l’economia” nazionale, come era nelle intenzioni originarie. Altra critica di notevole rilevanza mossa al Tfr in busta paga, quella proveniente dall’organizzazione Pmi, Piccole e Medie Imprese, che ha diffuso questa dichiarazione: “Un rilevante 30% (dei lavoratori in questione, n.d.r.) dichiara di non avere approfittato dell’opzione per via dell’eccesso di fisco: il Tfr, se percepito in busta paga, viene infatti tassato con aliquota ordinaria, e non ridotta come quando viene preso alla fine del rapporto di lavoro”.




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