Tfr in busta paga, come si calcola e come ottenerlo

Come funziona, come si calcola, chi può beneficiarne e chi no, tassazione

Tra le varie novità introdotte dalla Legge di stabilità 2015, c’è anche la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato di ottenere nella propria busta paga mensile un anticipo del trattamento di fine rapporto. Meglio conosciuto con l’acronimo TFR. Cosa significa ottenere il TFR in busta paga? Che in sostanza chi opta per questa soluzione ottiene già la quota di trattamento di fine rapporto maturata in quel determinato mese insieme alla retribuzione ordinaria prevista nella busta paga.


tfr

Il TFR in busta paga è dunque una scelta prettamente personale, giacché dipende dalle esigenze di ciascun dipendente. Il quale valuterà se è meglio per lui avere quell’importo da subito o alla fine del suo rapporto lavorativo in maniera tradizionale sotto forma di accantonamento. Di seguito vediamo meglio come funziona il TFR in busta paga.

Cos’è e come si calcola il TFR

Facciamo prima una premessa su cos’è e come si calcola il TFR. Come detto acronimo di trattamento di fine rapporto, garantisce al lavoratore un importo corrispondente alla sua retribuzione ed erogato quando cessa il proprio rapporto di lavoro. E’ dunque in tutto e per tutto una retribuzione differenziata negli anni, aumentata per ogni anno di lavoro, appannaggio dei lavoratori subordinati.

Come si calcola il TFR? Esso corrisponde ad un importo pari e comunque non superiore alla retribuzione lorda dovuta annualmente al lavoratore, divisa per 13,5. Qualora la prestazione sia inferiore all’anno, la cifra deve essere riproporzionata, considerando come mese intero ogni frazione superiore ai quindici giorni. A ciò occorre aggiungere che il Trattamento di fine rapporto viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di una percentuale dell’1,5 % in misura fissa, e con il 75 % dell’aumento dell’indice dei prezzi stabilita dall’ISTAT.

Chi può chiedere il TFR in busta paga

Possono chiederlo i lavoratori che abbiano maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, in misura non superiore al 70% dell’importo maturato. Devono comunque esserci particolari esigenze comprovate, come le spese sanitarie, acquisto di un’abitazione per sé o per i propri figli, ecc.

Come funziona il TFR in busta paga

L’opzione del TFR in busta può essere esercitata pure da quanti avevano già optato di farsi versare il TFR ad un fondo di previdenza complementare (fondo pensione). Il TFR in busta paga è oggetto della tassazione ordinaria prevista per l’Irpef. Ciò quindi significa che subisce un prelievo più imponente rispetto a quello previsto per il TFR ordinario. Mentre il maggior stipendio potrebbe incidere sulle agevolazioni legate all’Isee, le detrazioni e via di seguito. Pertanto, la maggiorazione è più alta quanto più alto è il reddito del dipendente.

Modulo QU.I.R.

Il TFR in busta paga può essere scelto anche dal dipendente privato assunto da almeno un semestre. Il lavoratore che vuole aderire deve presentare al datore di lavoro il modulo QU.I.R. (acronimo di Quota maturanda del trattamento di fine rapporto come integrazione della retribuzione).Occorre poi specificare che il conseguente incremento di salario ottenuto dal trattamento di fine rapporto in busta paga non preclude il diritto ad ottenere gli ottanta euro mensili.

Esso sarà ottenuto un mese dopo la presentazione della richiesta, qualora la società per cui si lavori abbia più di cinquanta dipendenti. Invece, per quelle che hanno meno di 50 dipendenti, i tempi sono di 4 mesi dopo.

Chi non può chiedere il TFR in busta paga

I lavoratori che non possono ottenerlo subito in busta paga sono invece:

  • i lavoratori del comparto agricolo;
  • i lavoratori che si occupano delle faccende domestiche;
  • società sottoposte a procedure concorsuali (come per esempio il fallimento);
  • dipendenti di società sottoposte in cassa integrazione straordinaria o in deroga.

Tassazione del Trattamento di fine rapporto

Per quanto riguarda la Tassazione del TFR, occorre poi dire che il trattamento di fine rapporto è soggetto ad una tassazione di tipo separata, dato che si tratta di un reddito che si è formato in più anni. In virtù di ciò non si cumula ai redditi dell’anno in cui è concretamente riscosso. Il calcolo del TFR è comunque complesso in quanto incidono vari fattori. Si pensi al periodo di maturazione delle quote, la determina di un reddito annuale di riferimento, l’aliquota media da applicare al reddito. Trattasi di conteggi che devono essere effettuati dai professionisti amministrativi, soprattutto perché l’imposta sul trattamento è trattenuta alla fonte, e riliquidata dagli Uffici finanziari. Ciò avviene entro il 3° anno successivo alla presentazione del modello 770 da parte del datore di lavoro.




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