Terzo settore: professionisti sfruttati e basse retribuzioni

Il terzo settore è un ambito ad elevata scolarità, tanto che nel confronto con il settore profit si distingue per proprio per maggiore presenza di laureati.

Certamente più accentuato rispetto al settore profit è lo sfruttamento di questi professionisti che spesso sono costretti a svolgere un vero e proprio turnover in termine di orari.

Tenendo conto che si tratta di professioni in cui si è sottoposti a un forte stress psicologico, perché il lavoro con minori, disabili psichici o psichici,tossicodipendenti ecc, richiede un forte equilibrio personale, tanta pazienza e capacità di gestire situazioni impreviste.

Da un’indagine condotta dall’Osservatorio delle risorse umane del non profit, su un campione comprendente associazioni, fondazioni, cooperative di tipo A, cooperative di tipo B e le ong è che questo settore non riesce a trattenere i giovani, proprio a causa di questi fattori che incidono negativamente.

La distribuzione degli addetti per età evidenzia una concentrazione nella fascia 30-45, e un calo significativo nelle fasce di età successive.

Si può rilevare che su 100 dipendenti, risulta che 26 hanno 29 anni, 61 hanno tra i 30 e i 45, 12 tra i 45 e i 65, 1 oltre i 65 anni.

Il comparto che adotta scelte retributive più elevate è quello delle associazioni e fondazioni, seguite dalle ong. A chiudere le cooperative sociali, che si collocano al di sotto della media retributiva dell’intero settore.

Confrontando i dati delle retribuzioni con il settore della finanza, che ha dinamiche retributive particolarmente accentuate, emerge proprio il problema degli stipendi troppo bassi dei lavoratori del terzo settore rispetto a quelli del profit. Il settore della finanza retribuisce di 41 punti in più gli impiegati e 152 punti in più i dirigenti.

Lo stesso accade se si fa in confronto con il settore dell’industria e del commercio in cui le retribuzioni in questo comparto sono di 24 punti in più per gli impiegati e 139 in più per dirigenti. Chi lavora nel settore non profit ha davanti prospettive per niente rosee, infatti, i giovani professionisti devono attendersi oltre a una retribuzione più bassa in termini assoluti, anche una progressione retributiva più piatta rispetto ai colleghi del mondo profit.

La ricerca mostra quelle che sono le direzioni da prendere, in cui la politica e gli stessi sindacati dovrebbero considerare questi aspetti, tenendo conto che molti Contratti Nazionali nel terzo settore sono rimasti fermi da qualche tempo e che gli stipendi di questi professionisti sono tra più bassi.

Sarà fondamentale un intervento nel migliorare la capacità di trattenere i giovani professionisti in questo settore, ricordando che si tratta di un settore importante, perché offre servizi verso le fasce più deboli del paese, in tal senso si considera opportuno far crescere i quadri intermedi che possono farsi carico dello sviluppo dell’organizzazione e lavorare sui percorsi di carriera in rapporto a competenze, ruolo e retribuzione.

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