Tempo tuta: la vestizione è parte del lavoro

Vestirsi con un camice o con altre attrezzature specifiche per il proprio mestiere è parte del lavoro stesso e, come tale, deve essere ricompreso all’interno dell’orario giornaliero. A tale risultato è giunta una pronuncia della sezione Lavoro del tribunale di Bergamo, che ha così dato ragione ai lavoratori organizzati e rappresentati dall’USB, i quali avevano domandato che il “tempo di vestizione” fosse considerato a tutti gli effetti “tempo di lavoro” e, pertanto, oggetto di retribuzione.


A dar comunicazione dell’esito giudiziario sono state le stesse sigle sindacali, che sottolineano come dopo quasi due anni il tribunale bergamasco abbia emesso una sentenza che accerta il diritto alla retribuzione per il cosiddetto “tempo tuta”, condannando in tal modo il datore di lavoro (la Fondazione Casa di Ricovero Santa Maria onlus) a pagare le differenze retributive con interessi legali, e rivalutazione monetaria. La vicenda era iniziata nel febbraio del 2012, quando l’USB aveva depositato il ricorso contro la Fondazione, che si era rifiutata di aprire una trattativa sul riconoscimento del “tempo di vestizione”, nonostante l’ampia raccolta firme effettuata.

In sede di rinnovo contrattuale, a inizio 2013, la richiesta dell’USB di riconoscimento del tempo di vestizione non era stata approvata. Di contro, era passata la posizione della Cgil, che introduceva l’ipotesi di 10 minuti al giorno di pausa, non pagata. L’accordo fu firmato all’epoca anche dall’USB poiché legato al pagamento del premio di produttività, ma ha naturalmente dato seguito a uno strascico giudiziario. Infine, la pronuncia di riconoscimento in favore dei lavoratori, con una sentenza che potrebbe chiarire molti aspetti anche in altre realtà produttive italiane.
 




CATEGORIES
Share This

COMMENTS