Telelavoro e inserzioni imperfette: attenti alle truffe!

Capita sempre più spesso di imbattersi in annunci che promettono di guadagnare anche fino a 600, 800 euro alla settimana facendo un semplice lavoro da casa. Tutto quello che chiedono è un collegamento ad internet, telefono, qualche ora giornaliera disponibile e raramente altri requisiti. In altri casi, per circa 1500 o 1600 euro mensili viene richiesto di eseguire piccoli lavoretti manuali a domicilio, alla fine dei quali verrà dato l’importo promesso. Attenzione, spesso queste sono vere e proprie truffe.
Oltre alla celebre trasmissione Striscia la Notizia, che ha fatto un’inchiesta su questo tipo di “lavoro” dopo le segnalazioni di moltissime persone, continuano ad esserci numerose testimonianze riguardo al fenomeno e soprattutto molta gente continua a cascarci. Quando si chiede di eseguire un lavoro a domicilio in realtà non si fa altro che spedire un pacco che il presunto lavoratore dovrà pagare a suo spese, nel caso dell’Inchiesta di Striscia si trattava di dipingere quadranti di orologi grandi e piccoli.
Viene inviato a domicilio un pacco completo di materiale scadente che bisogna pagare circa 69 euro. Ovviamente alla fine del mese non si riceve neanche un euro e si tratta di una truffa al 100%. A riguardo è possibile visionare il video di Striscia, il cui link è riportato alla fine dell’articolo. Riguardo gli annunci che chiedono di lavorare da casa, bisogna stare molto attenti a quelli che vi chiedono un conto corrente bancario e il deposito di fondi esteri. Sono molto pericolosi, potreste veramente trovarvi nei guai. Un’altra questione sono poi i cosiddetti “annunci imperfetti”. L’Italia, nel panorama mondiale, è una di quelle nazioni in cui non c’è un chiaro rapporto di comunicazione tra offerta di lavoro e ricerca.
Spesso le inserzioni di lavoro pubblicate hanno presentano numerose carenze: ad esempio, nella maggior parte dei casi non ci sono dettagli esaurienti sull’Azienda, sulle modalità di lavoro, sul trattamento economico e sul tipo di contratto. Per contro i requisiti richiesti sono numerosissimi, spesso capita infatti di scorrere un elenco interminabile di requisiti a fronte di una scarsissima quantità di dati e informazioni relative alla società o azienda che vuole assumere.

Bisogna capire, quindi, se ci si trova davanti ad un selezionatore competente o a un bravo “cantastorie”, cioè qualcuno che usa termini come “ prestigiosa azienda” o altri molto generici che non ci aiutano affatto a capire la realtà di questa presunta azienda. Ecco un esempio : “L’azienda, in continua evoluzione ed espansione, ha da sempre basato i principi del suo successo, sullo spiccato orientamento verso il cliente, sull’eccellenza dei propri prodotti attraverso la qualità e l’innovazione, sul pensiero e le azioni con prospettive a lungo termine e con uno spiccato senso di apertura al cambiamento ed al progresso.” Ma non viene detto che l’azienda vende aspirapolvere. Inoltre è assolutamente sbagliato inserire un infinito elenco di requisiti che inevitabilmente ci portano fuori strada. Sarebbe invece opportuno, quando abbiamo a che fare con un’azienda seria, che ci fosse, oltre alla dettagliata spiegazione del lavoro da svolgere e cosa produce ( quella che nei paesi anglosassoni chiamano job description, una dettagliata descrizione del lavoro), anche il dettaglio degli skill richiesti che sono le capacità professionali effettive, il livello di studio e le competenze professionali e soprattutto cosa si offre.

Bisogna capire se la società che cerca personale si sta buttando nel mondo del lavoro senza criterio cercando soltanto persone da “arruolare” così alla rinfusa ( e ovviamente da trattare in maniera approssimativa dal punto di vista professionale) oppure abbiamo a che fare con un inserzionista serio in cui c’è una grande chiarezza tra la domanda e l’offerta. L’unico modo per reperire delle informazioni maggiori è quello di cercare su internet, chiedere all’Agenzia o alla stessa Azienda che ha inserito l’inserzione. Questo gap enorme che ha l’Italia dipende dal sottosviluppo storico del mercato del lavoro in questo paese, infatti possiamo parlare di mercato del lavoro solo dopo la messa in vigore della legge Biagi del 2003 (L.30/03). Prima di allora tra domanda e offerta di lavoro c’ era l’assoluta mancanza di regole certe e questo continua anche oggi a pervadere il mondo del lavoro, prima con la Legge Treu (legge 196/97) si sono introdotte le agenzie di intermediazione del lavoro, conosciute come interinali che hanno aiutato l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Altre leggi importanti che gli inserzionisti devono rispettare sempre sono : Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30. La Legge 9 dicembre 1977, n. 903 sulla Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro. Decreto Legislativo 9 luglio 2003, n. 216, Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
Guarda il video di Striscia la Notizia:




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