Tasse: italiani sempre più tartassati, negli ultimi 5 anni versati 30 miliardi in più

Le tasse finite nelle casse delle amministrazioni centrali sono aumentate del 6,8%, quelle erogate a favore delle Regioni dell'8,1%. Ecco perché il potere di acquisto degli italiani resta basso

A dare credito al sospetto dei tanti italiani che pensano che i loro portafogli continuino ad alleggerirsi, per colpa del Fisco, arrivano i dati elaborati dall’ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo cui, negli ultimi 5 anni, i contribuenti del Bel Paese hanno versato oltre 30 miliardi di euro in più in tasse, imposte e tributi vari. Una cifra non da poco, che ha inevitabilmente posto un freno alla capacità di acquisto degli italiani. Che hanno dovuto contingentare gli investimenti e i consumi privati, per far fronte alle richieste di un sistema fiscale sempre più pressante e oneroso. Sia a livello locale che centrale.


Stando a quanto rilevato dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2010 e il 2015, le tasse che gli italiani hanno versato alle amministrazioni centrali sono aumentate del 6,3% (pari a 22 miliardi e 351 milioni di euro), mentre quelle finite nelle casse delle amministrazioni locali sono salite dell’8,1% (pari a 7 miliardi e 790 milioni di euro). Il risultato finale? Nell’arco di un solo lustro, abbiamo sborsato più di 30 miliardi e 140 milioni di euro in più, per soddisfare le richieste di un Fisco sempre più “ingordo”. Di più: le rilevazioni dell’ufficio studi hanno dimostrato che la fetta più consistente delle tasse, dei tributi e delle imposte versate dai contribuenti italiani finisce nelle casse delle amministrazioni centrali. Che, nel 2015, hanno incamerato (al netto del “Bonus Renzi” di 80 euro in busta paga) il 78,4% del gettito fiscale totale, che ha procurato loro introiti per quasi 380 miliardi di euro. Ma non è andata male neanche alle amministrazioni locali che, nel corso dell’anno scorso, hanno messo in cassa il 21,6% del gettito totale, pari a 104 miliardi e 486 milioni di euro. Conti alla mano, dunque, il 2015 è stato, per gli italiani, un anno particolarmente oneroso, visto che – tra tasse, imposte e tributi vari – hanno dovuto sborsare una cifra superiore ai 484 miliardi di euro.

Scendendo ancora di più nei dettagli, l’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre ha rilevato che – dal 2010 al 2015 – sono stati soprattutto i tributi locali (fatta eccezione per l’Irap) ad aumentare. Più precisamente: l’addizionale regionale Irpef è cresciuta del 39% (provocando un aumento quantificato in 3 miliardi e 165 milioni di euro), l‘addizionale comunale Irpef è aumentata del 52% (costando 1 miliardo e 492 milioni di euro in più agli italiani), mentre l’Ici/Imu/Tasi è salita, in 5 anni, del 120% (costringendo i possessori delle case a pagare 11 miliardi e 643 milioni di euro in più). In controtendenza solo il dato che riguarda l’Irap che, dal 2010 al 2015, è diminuita del 12%, facendo risparmiare 3 miliardi e 812 milioni di euro ai contribuenti italiani.

“Le ragioni della mancata crescita registrata in questi ultimi anni – ha osservato il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo – emergono, in maniera molto chiara, dalla lettura di questi dati. Il forte aumento delle tasse ha condizionato negativamente i consumi, soprattutto delle famiglie, e gli investimenti, soffocando i timidi segnali di ripresa che si sono affacciati in questi ultimi anni. Per tali ragioni, tra il 2010 e il 2015 – ha continuato Zabeo – il Pil è cresciuto tre volte in meno della dinamica delle entrate tributarie. Uno scenario che ha provocato un deciso aumento dell’esclusione sociale e del tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani e le donne”. Se la pressione fiscale continuerà a veleggiare su queste cifre, difficilmente l’economia nazionale riuscirà a rimettersi in moto.




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