Tasi, calcolo e funzionamento

Tasi, ovvero la tassa sui servizi indivisibili. Ecco chi deve pagarla, a cosa serve e le detrazioni possibili.

Con la legge di stabilità (promulgata il 27 dicembre 2013) è stata introdotta la Tasi.  Tale sigla individua la Tassa sui servizi indivisibili, ovvero un’imposta comunale che riguarda quei servizi che i Comuni italiani erogano alla collettività, come ad esempio l’illuminazione o la manutenzione stradale e del verde pubblico, la protezione civile o la polizia locale o ancora la gestione dei rifiuti.


tasi

Si tratta di quei servizi che tutti ci aspettiamo di ricevere ma che purtroppo hanno dei costi necessari e indifferibili che oggi sempre più enti comunali (siano essi piccoli o di grande dimensione) hanno difficoltà a sostenere e che, pertanto, vengono definiti indivisibili proprio perchè erogati indistintamente a tutti.

Chi deve pagare la Tasi

La Tasi deve essere pagata da chi ha “il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale come definita ai fini dell’imposta municipale propria, di aree scoperte nonche’ di quelle edificabili, a qualsiasi uso adibiti” (art 699). Nel caso di debitori in solido (ad esempio coniugi oppure quando ci sono più eredi), vige quanto previsto dal Codice Civile e cioè che ciascuno dei debitori può essere costretto all’adempimento del pagamento per la totalità e se uno paga per tutti, libera anche gli altri debitori.  La vera novità è che la Tasi “pesa” anche sull’inquilino, poichè la legge espressamente parla di chi possiede l’immobile, ma anche di chi utilizza lo stesso in quanto  titolare di un diritto reale. In questo caso è bene specificare che se l’inquilino non paga,  il tributo non ricade sul proprietario in quanto ognuno è titolare di un’autonoma obbligazione tributaria. Il Comune quindi non può rivalersi sul proprietario. Ovviamente vale anche il discorso inverso, nel caso sia il proprietario ad essere inadembiente.

Come calcolare la TASI

 La Tasi è una tassa che si calcola su base imponibile attraverso semplici passaggi tra loro logicamente collegati:

– (1) Innanzitutto bisogna individuare la rendita catastale dell’immobile, che si può ricavare dall’atto di proprietà oppure con una visura catastale presso l’Agenzia del Territorio;

– (2) Una volta ottenuto questo dato, occorre fare una rivalutazione della rendita catastale di una quota equivalente al 5%. In altre parole non bisogna fare altro che moltiplicare la rendita per 0,05. Questa rivalutazione deve essere aggiunta al dato iniziale;

– (3) A questo punto la base imponibile si ottiene prendendo la rendita catastale rivalutata e moltiplicandola per un coefficiente (che varia a seconda se si tratti di abitazione civile o area edificabile, ad esempio);

– (4) Si otterrà quindi  quanto il contribuente deve pagare e cioè la somma finale pari alla base imponibile (ottenuta al punto 3) moltiplicata per l’aliquota comunale. L’aliquota è un numero espresso in millesimi che varia da comune a comune poichè i sindaci in autonomia rispetto al Governo, possono stabilire la maggiorazione dell’aliquota e come distribuirla tra abitazione principale e seconde case.

Il pagamento deve avvenire tramite modello F24 o bollettino di conto corrente postale. Il pagamento è in due soluzioni: un primo acconto  e successivamente un saldo. Le scadenze sono state diverse a seconda se i Comuni avevano deliberato in tempo entro il 10 settembre o dopo. Ciò ha comportato anche che molti italiani hanno pagato in un’unica soluzione.

Detrazioni Tasi

Rispetto all’IMU la Tasi può essere più cara, perchè la detrazione si applica solo sulle case accatastate come immobili di lusso (che sono lo 0,2% del totale rispetto alla quasi totalità che quindi paga). Esistono però molte agevolazioni locali, poichè i Comuni possono deliberare in merito. Si è calcolato come circa 900 comuni abbiano azzerato la Tasi sulla prima casa e che circa 4800 comuni abbiano applicato la Tasi sulle abitazioni principali con un’aliquota fissa e senza detrazioni.

 



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