Tanti tirocini e nessuna previdenza, la storia di Chiara e di tanti altri

Dal ‘Corriere della Sera’ la storia di Chiara, neo-laureata. La sua vicenda è molto simile a quella di migliaia di giovani italiani. Come lei anche i suoi colleghi non hanno un contratto di lavoro ma solo un contratto da stagista. Meglio di nulla ovviamente ma il problema sta nel fatto che con questa modalità le manca una tutela previdenziale, che al momento non pensa sia importante ma inizierà a diventare un problema quando il tirocinio sarà prossimo alla scadenza. Trent’anni con all’attivo ben sei esperienze di tirocinio e nessun contributo versato.


Il compenso da stagista che percepisce ora è pari a 400 euro lordi mensili e nessuna copertura previdenziale che gli darà diritto alla pensione. Tale periodo di tirocini equivale in ogni caso a ‘buchi contributivi’.

 A trent’anni con una situazione contributiva ‘povera’ e senza nessuna copertura assicurativa ai fini pensionistici, sarà davvero difficile proseguire la carriera che forse prevederà altri stage e lavori discontinui e poco retribuiti.

La mancanza di informazione da parte della scuola o della famiglia è stato un altro grave problema, per lei così come per altri.

Lo Stato dovrebbe garantire attraverso l’uso di altri tipi di forme contrattuali, così come per i suoi genitori, l’inserimento nel mercato del lavoro che garantisca non solo un maggiore compenso ma anche una prima contribuzione utile a fini pensionistici. L’uso troppo elevato di stage e tirocini a basso costo pesano enormemente sul rilancio dell’apprendistato.



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