Tabacco e lavoro, ricerca e sviluppo per futuro italiano (delle lobby)

In Italia ogni anno vengono coltivate 17 mila tonnellate di tabacco, che garantiscono lavoro direttamente a 60 mila persone, e indirettamente a 200 mila, se si considera l’indotto, come le tabaccherie.


Il tabacco italiano è considerato tra i migliori al mondo, con produzioni di eccellenza in regioni come Puglia, Campania e Umbria. E proprio dal cuore dell’Umbria, a Città di Castello, si è tenuto un convegno dei professionisti del settore, per fare il punto sul futuro delle coltivazioni italiane, che si troveranno in difficoltà, dopo il taglio degli aiuti comunitari, che fino ad oggi avevano coperto il 50% del prezzo di produzione, sostenendo le coltivazioni.

I produttori italiani stanno cercando di fare fronte con gli altri Paesi produttori di tabacco e la parola d’ordine è riduzione dei costi, ad esempio, attraverso il risparmio dei volumi di acqua necessari alla coltivazione.

Ma inquietano soprattutto le nuove normative europee, che tra le altre cose, prevedono il divieto di utilizzo degli ingredienti, per la produzione delle sigarette, cosa che se applicata annullerebbe la produzione della varietà Burley, coltivata in Campania, che fa uso di una miscela con gli ingredienti.

Contrarietà espressa anche contro l’introduzione del “pacchetto generico”, cioè di sigarette tutte uguali, in un pacchetto senza tinta, misura fortemente avversata dalle lobby del settore.



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