Studi di settore: verso esenzione professionisti?

I controlli passerebbero attraverso la fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati. Il mondo delle professioni festeggia, ma nulla è ancora stato ufficializzato

Partiamo dall’inizio: gli studi di settore consentono, attraverso sofisticati calcoli statistico-matematici, di stimare i ricavi e i compensi dei contribuenti. L’Agenzia delle Entrate ne fa un largo uso considerandoli strumenti di controllo attendibili nella lotta all’evasione fiscale. Ma è davvero così? Di certo, i contribuenti non li amano. E in special modo, i professionisti per i quali potrebbero, però, prospettarsi tempi migliori. Stando a quanto annunciato dal viceministro all’Economia, Luigi Casero, infatti, sarebbe in arrivo una revisione degli studi di settore.


L’intento del Mef sarebbe quello di procedere a una sostanziale semplificazione dello strumento, partendo dalla riduzione del numero degli attuali 204 modelli esistenti e dalla rielaborazione dei “cluster” (gruppi di indicatori) statistici. A spingere per un rimodernamento sarebbe anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, secondo cui gli studi di settore (inaugurati circa 20 anni fa) necessitano di una manutenzione speciale. Se quanto annunciato dal viceministro Casero dovesse risultare vero, molti professionisti italiani potrebbero liberarsi dalle “catene” degli studi di settore. Con grande soddisfazione dei diretti interessati che lamentano da sempre l’inadeguatezza di questo specifico strumento incapace, a loro avviso, di fotografare la reale situazione. Perché? Perché non tiene conto (ad esempio) dei ritardi nei pagamenti o delle varie difficoltà contributive che possono presentarsi lungo la via.

Ad essere esentati dagli studi di settore potrebbero essere, tra gli altri, gli avvocati, i notai, i commercialisti, gli ingegneri, i consulenti del lavoro, i periti industriali, gli architetti, i revisori e i geometri. Ma cosa comporterebbe questo cambiamento? Il controllo sulle loro attività e sui loro compensi dovrebbe passare attraverso nuovi canali che prevedono la fatturazione elettronica e la trasmissione telematica delle operazioni soggette all’Iva. In pratica: il potenziamento degli strumenti tecnologici e una politica orientata ad arrivare alla dichiarazione precompilata potrebbero mandare in soffitta gli impopolari studi di settore. Coinvolgendo una platea che già quest’anno potrebbe contare 800 mila contribuenti italiani.




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