Stress da lavoro: quando si può chiedere il risarcimento?

I datori di lavoro rischiano di pagare caro il prezzo di qualche "disattenzione", ma i dipendenti stacanovisti dovranno dimostrare di essere stati spinti a lavorare più del dovuto

Diciamoci la verità: al lavoro (e nella vita di tutti i giorni) c’è chi fa troppo e chi fa troppo poco. E alla resa dei conti, a pagare il prezzo più alto sono proprio i più zelanti che, molto spesso, si fanno carico delle mancanze dei colleghi svogliati. Caricarsi di lavoro significa esporsi al rischio di compromettere la propria salute (fisica e mentale) e di guastare i rapporti che si intrecciano con gli altri. A partire dai familiari. Ne vale veramente la pena?


stress da lavoro

image by Rido

Lo stacanovista che si intrattiene in ufficio oltre l’orario concordato e si porta a casa il lavoro può sperare in un risarcimento, nel caso in cui il suo fisico dovesse crollare? E si può considerare “il capo” responsabile di questo stress da super-lavoro? A fornire la risposta è stata la Corte di Cassazione che, con una sentenza emessa lo scorso 2 settembre, ha spiegato che il dipendente non ha diritto ad alcun risarcimento, se la scelta di fare più del dovuto è stata presa autonomamente, senza alcuna esplicita richiesta da parte del datore di lavoro. Detto altrimenti: il dipendente che si sente “provato” perché ha dovuto “sgobbare” come un mulo, se vuole ottenere una qualche “ricompensa”, dovrà dimostrare l’esistenza del nesso tra il danno subito e la nocività dell’ambiente lavorativo. Di contro, il suo datore di lavoro potrà sperare di “farla franca” solo nel caso in cui riuscirà a dimostrare di aver adottato tutte le cautele per evitare che il suddetto danno si verificasse. In pratica: ogni singola situazione deve essere valutata con attenzione e solo nel caso in cui verrà dimostrato che “il capo” ha richiesto (o anche solo acconsentito) al proprio dipendente di lavorare più di quanto pattuito per contratto scatterà il risarcimento. I datori di lavoro non dovrebbero insomma rilassarsi troppo. Perché rischiano di pagare caro il prezzo di qualche “disattenzione”. Come è avvenuto nel caso di un ex dipendente della Ericsson stroncato da un infarto per aver lavorato troppo. La moglie e la figlia hanno ottenuto un risarcimento di 859 mila euro perché, come specificato nella sentenza emessa dalla sezione Lavoro della Cassazione: il datore non può ignorare le condizioni di lavoro in cui le mansioni affidate ai dipendenti vengono svolte”. E deve sempre essere a conoscenza “delle modalità attraverso cui ciascun lavoratore porta avanti il proprio lavoro”. 

 



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