Normativa Stress da lavoro correlato, definizione e come affrontarlo

Cosa si intende per stress da lavoro correlato e cosa prevede la legge? Quali sono i sintomi e le cause? E soprattutto, come uscirne fuori?

Quando si parla di ambiente lavorativo occorre fare riferimento non solo a valutazioni puramente tecniche, ma anche ad aspetti psicologici ed emotivi. È in costante aumento infatti una condizione psicologica che in alcuni casi può rivelarsi addirittura invalidante per il lavoratore e che prende il nome di stress da lavoro correlato, abbreviato spesso in SLC.


Cos’è lo stress da lavoro correlato (definizione) e come si manifesta

Sarà capitato anche a te qualche volta di avere dei dubbi su un certo tipo di attività o di essere sopraffatto da un numero di richieste lavorative eccessive rispetto alle tue capacità di gestire i momenti di intenso impegno. Purtroppo, gli ambienti di lavoro diventano sempre più frenetici e sono soggetti a periodi di stress sicuramente maggiori rispetto a quelli che potevano esserci in passato, tanto da riuscire a incidere negativamente anche sulla psiche e sulla vita privata del lavoratore.

stress da lavoro correlato

Senza dubbio ogni persona percepisce e affronta queste condizioni diversamente e in modo del tutto personale, ma laddove si dovessero superare certi limiti, ciò che potrebbe essere considerato semplicemente come una situazione di superlavoro, può invece rivelarsi come la causa dell’insorgenza di alcuni sintomi connessi allo stress da lavoro correlato.

Nello specifico, si tratta di una condizione psicologica contraddistinta da particolare disagio provato dal lavoratore che, vivendo in un contesto lavorativo ansiogeno e fatto di richieste eccessive o mal poste, tende a provare sensazioni di inadeguatezza, inferiorità e squilibrio. Non è una malattia nel vero senso della parola, ma un malessere che parte da una matrice psicologica ed emotiva e che può trasformarsi altresì in disturbi di natura fisica, a mano a mano che si continua vivere situazioni o persone sfavorevoli e che danno origine ad ansie. Tende poi a peggiorare ulteriormente qualora il lavoratore sia bersaglio anche di atteggiamenti di mobbing, sia esso orizzontale o verticale.

Questo genere di problematica può colpire qualunque soggetto, indipendentemente dall’attività lavorativa che svolge e a prescindere dalla sua posizione all’interno dell’assetto aziendale. Indubbiamente, la condizione di stress da lavoro va ad incidere in modo negativo sulla qualità delle prestazioni lavorative e apre a valutazioni del rischio in merito alla sicurezza sugli ambienti di lavoro, intesa nella sua accezione più ampia.

Sintomatologia dello stress da lavoro

Principalmente, lo stress da lavoro si manifesta attraverso sintomi di natura psicologica. Questi possono essere:

  • calo dell’attenzione e di concentrazione
  • irritabilità
  • depressione
  • crisi nervose e crisi di pianto
  • cattivo umore costante.

Laddove il soggetto continui ad essere “in contatto” con la causa scatenante di questo malessere, lo stress da lavoro può emergere in modo più preponderante e presentarsi sotto forma di disturbi fisici veri e propri, quali ad esempio:

  • mal di testa perenne
  • disturbi dell’alimentazione
  • coliti e ulcere
  • disturbi respiratori
  • disturbi del sonno
  • affaticamento e debolezza
  • disturbi sessuali
  • dolori articolatori e così via.

In modo quasi inevitabile, la combinazione di questi malesseri psicofisici porta poi ad assumere comportamenti che siano sfavorevoli per la propria produttività sul posto di lavoro. Si parla cioè di:

Si tratta quindi di stati d’animo che hanno origine da un ambiente di lavoro malsano e che si riflettono sull’ambiente stesso, rendendolo ulteriormente insopportabile. Insomma, un circolo vizioso.

Normativa sullo stressa da lavoro correlato 2019 / 2020, ecco cosa prevede la legge

La condizione dello stress da lavoro, abbreviato come SLC, è oggetto del D.lgs. 81/2008, atto con il quale vengono riprese le linee guida di un accordo europeo del 2004 firmato dalle più influenti organizzazioni comunitarie nel campo della sicurezza sul lavoro e dei pubblici servizi.

Successivamente, il 18 novembre del 2010, la Commissione Consultiva Permanente (organo del Ministero del Lavoro) ha fissato alcuni doveri a carico dei datori di lavoro, tra i quali assume un’importanza predominante l’attuazione di una valutazione del rischio a cadenza triennale o in tempi inferiori se dovessero risultare delle situazioni di disagio che impongono il porre in essere di provvedimenti più stringenti.

Dal 2011, la valutazione del rischio è divenuta obbligatoria in tutti gli ambienti di lavoro; in caso di omessa redazione della valutazione è prevista un’ammenda da € 2500 a € 6400 o l’arresto dai 3 ai 6 mesi; in caso di redazione incompleta della valutazione invece è prevista la sola ammenda da € 2000 a € 4000.

In cosa consiste la valutazione del rischio per lo Stress da lavoro correlato

Secondo quanto stabilito all’interno della circolare del 2010, per eseguire un’adeguata valutazione del rischio, i datori di lavoro devono attenersi a una specifica metodologia. Si tratta di seguire alcune fasi contraddistinte dalla valutazione di vari aspetti connessi all’ambiente di lavoro al fine di riconoscere eventuali situazioni di criticità e intervenire di conseguenza.

Il processo di valutazione del rischio per SLC si concentra sostanzialmente su tre fasi principali:

  1. identificazione di potenziali pericoli connessi al tipo di lavoro e al contesto in cui questo viene esercitato;
  2. stima del rischio, ossia la definizione delle probabilità e della gravità dei rischi stessi;
  3. analisi approfondita delle criticità riscontrate, considerando in particolar modo la percezione dei lavoratori in merito a talune circostanze.

A seconda dell’esito di questo processo, il datore sarà tenuto obbligatoriamente ad assumere tutti gli interventi necessari per ridurre o eliminare del tutto le fonti dello stress da lavoro. Cosa che dovrà essere tenuta sotto controllo nei periodi successivi, con l’attuazione di un’ulteriore valutazione in caso di continua esposizione ai medesimi rischi.
Per dare un supporto maggiore ai datori di lavoro nell’attuazione degli interventi più adeguati a risolvere questa problematica, l’INAIL ha messo gli strumenti necessari per valutare tali rischi sul relativo sito internet.

 Tipo di questionario per la valutazione del rischio

Per valutare la presenza di rischi emergenti e connessi all’ambiente di lavoro come appunto lo stress da lavoro, ci si avvale di un questionario da sottoporre ai lavoratori. Di seguito puoi dare un’occhiata a un modello tipo di test per l’individuazione delle fonti di stress.

1. Azioni preparatorie:
– Il percorso per la valutazione del rischio è stato concordato con il datore? Se sì, come?
– Quali soggetti sono stati coinvolti dal datore di lavoro nella valutazione?
– Le figure coinvolte sono adeguatamente formate in tema di stress da lavoro?
– I lavoratori sono stati sottoposti a campagne di informazione sullo stress? Se sì, di che tipo?

2. Valutazione preliminare:
– Raccolta dati oggettivi: chi ha effettuato la rilevazione? sono stati registrati eventi sentinella? sono stati racconti elementi di contesto del lavoro e di contenuto del lavoro?
– È stato richiesto il parere di un medico?
– È stata prevista un’adeguata consultazione dei lavoratori? Secondo quali modalità?
– Esito della valutazione preliminare
– Programmazione degli interventi da attuare
– Efficacia degli interventi attuati

3. Valutazione approfondita:
– Con quali modalità è stata portata avanti la valutazione?
– Chi sono i destinatari della valutazione?
– Esito finale della valutazione
– In che modo sono state attuate delle misure correttive?

4. Programma per il monitoraggio del rischio:
– In base ai risultati della valutazione, sono stati predisposti degli interventi per il monitoraggio nel tempo delle fonti di rischio? Se sì, in che modo?

Tale questionario risponde alle linee guida proposte dall’Inail. Nello specifico, le fasi 1, 2 e 4 devono essere sempre compilate per una corretta valutazione del contesto lavorativo, mentre la fase 3 va effettuata solo in caso di elementi che non siano stati analizzati in modo approfondito nella fase preliminare.

Oltre ai questionari, per essere in regola con la normativa di riferimento e avere sotto controllo la “salute” dell’ambiente aziendale, il datore di lavoro è tenuto a compilare e seguire anche una check list. Sul sito dell’Inail puoi trovare tutte le informazioni necessarie al riguardo.

In linea generale, una check list deve tener conto di:
informazioni aziendali su parametri quali assenteismo, dimissioni, cambi mansioni, permessi per malattia, ecc;
aspetti personali dei lavoratori (tipologia contrattuale, mansioni, discussioni e/o conflitti);
aspetti legati all’ambiente di lavoro, come condizioni igieniche, livello di illuminazione, spazi, dispositivi di sicurezza, temperature;
fonti di rischio a cui sono esposti i lavoratori (fonti chimiche, biologiche e cancerogene).

C’è da sottolineare che sia il questionario che la check list non sono diretti all’accertamento del malessere del singolo lavoratore, bensì sono strumenti volti all’analisi dei diversi rami in cui si articola l’azienda, in modo da avere un quadro complessivo sulle aree e i reparti più o meno soggetti a SLC e intervenire quindi su questi e non su altri.



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