Stress da lavoro correlato: che cos’è e come riconoscerlo

Lo stress da lavoro correlato, che cos'è e come riconoscere i suoi tanti sintomi.

stress-da-lavoro-correlatoPressione da parte dei propri capi o dirigenti, ambiguità e conflitti di ruolo, dissidi con i colleghi, possono portare a ciò che viene definito stress da lavoro correlato, con notevoli ripercussioni non solo sulla qualità della vita dei lavoratori ma anche sulla produttività dell’organizzazione stessa. Infatti, se come è ovvio non avere un lavoro è  fonte di grande stress, anche averlo, in determinati casi, può provocare problemi psicofisici non indifferenti. E questi casi non sono poi così limitati. Lo stress legato all’attività lavorativa, infatti, è uno dei più frequenti problemi di salute, interessa un lavoratore europeo su quattro e ad esso si pensa sia dovuta la metà di tutte le giornate lavorative perse con costi economici considerevoli per imprese e società valutati in miliardi di euro a livello nazionale.


Le cause della comparsa dello stress da lavoro correlato possono essere diverse e dipendere sostanzialmente da problemi di natura relazionale (rapporti con superiori o colleghi mal gestiti e caratterizzati ad esempio da competitività, conflittualità, scarsa considerazione o incomprensione), problematiche strutturali (come ad es. ambienti non idonei o macchinari obsoleti) ed organizzative (turni, ritmi, precarietà, orari dilatati, assunzioni di elevate responsabilità di gestione in contesti che non offrono un supporto adeguato e sicuro).

Stress da lavoro correlato: come riconoscere i sintomi

Il sovraccarico di richieste è causa di fenomeni che comunemente vengono definiti con il concetto di stress. Esso è soggettivo in quanto riguarda le modalità individuali di reazione a stimoli stressanti e dipende dalle caratteristiche personali, dalle esperienze di vita e dagli stimoli a cui siamo esposti. E’ bene sottolineare che in realtà lo stress non può essere evitato ed è parte integrante della vita. Lo stress, dunque, non può essere considerato in un’accezione esclusivamente negativa. Esiste uno stress positivo, che è proporzionato alle risorse dell’organismo e produce un miglioramento della risposta attiva, addirittura migliorandone le capacità di attenzione, concentrazione, percezione, memoria e apprendimento e uno stress negativo che si sviluppa quando, per un periodo più o meno lungo, si è sottoposti a situazioni sproporzionate alle nostre risorse, tanto da provocare un deterioramento delle prestazioni, risposte inappropriate, e più in generale, conseguenze negative dal punto di vista psicofisico.

I sintomi di quest’ultimo spesso sono ingannevoli e si manifestano gradualmente ecco perché alcune volte passano inosservati o si tende ad attribuirli ad altre cause come ad es. a malesseri fisici, o al sentirsi poco idonei al ruolo lavorativo svolto. Cerchiamo quindi di tracciare un quadro che sia il più possibile chiaro, il quale è sostanzialmente disti stinto su due livelli quello indi duale e quello lavorativo. A livello individuale possono verificarsi:

Reazioni emotive (come irritabilità, ansia, disturbi del sonno, depressione, ipocondria, alienazione, spossatezza, problemi relazionali con la famiglia)
Reazioni cognitive (difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, scarsa propensione all’apprendimento di cose nuove, ridotta capacità decisionale)
Reazioni comportamentali (abuso di sostanze stupefacenti, alcol o tabacco, comportamento distruttivo)
Reazioni fisiologiche (problemi alla schiena, indebolimento del sistema immunitario, disturbi gastroenterici, disturbi cardiaci, ipertensione).

Che a livello lavorativo possono sfociare in

– Assenteismo;
– Scarsa efficienza nello svolgimento dei propri compiti;
– Maggiori rischi di errori e infortuni;
– Problematiche relazionali;
– Riduzione della produttività;
– Aumento dei costi d’indennizzo o delle spese mediche.

Infine è importante ricordare che il D. Lgs 81/2008 in vigore a partire dal 2009, obbliga aziende e imprese servendosi di specifiche figure professionali, come il medico e lo psicologo del lavoro, ad effettuare un ‘analisi organizzativa (valutazione dei rischi psicosociali) dalla quale si possono evincere le “costrittività organizzative” che espongono il lavoratore al rischio d’insorgenza delle patologie dovute allo stress da lavoro correlato . Si tratta sostanzialmente di non fermarsi il concetto generico di salute, non intendendolo più soltanto come mera “assenza di malattia”, ma collegandolo piuttosto anche al processo di miglioramento globale del benessere fisico e psicologico dell’individuo, al quale si associa anche quello di salute organizzativa. Quest’ultimo supera la divisione spesso troppo presente tra individuo e organizzazione, evidenziando come entrambi siano attori e responsabili della salute.





Paola Petullà
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