Storia di ordinarie follie sul posto di lavoro…

Parlare del lavoro, delle sue ingiustizie, delle tragedie che accadono ogni giorno è facile.

Ci basta guardare la Tv, leggere i giornali o le notizie del web per renderci conto che scrivere e discutere è semplice, ma ciò che è difficile è avere il coraggio di opporsi a tutto questo.

Davanti alla triste notizia di un padre o un giovane che muore in un cantiere o in una fabbrica tutti restiamo sconvolti.

Gli stessi responsabili di questi eventi pronunciano frasi di cordoglio.

Anche nello scrivere un articolo come questo si potrebbero citare le numerose leggi sulla sicurezza, gli interrogativi sul perché accadono questi incidenti e tante altre cose ancora. Ritengo che le storie quotidiane di ognuno di noi riescano a dire molte più cose di tanti discorsi su questo delicato tema.

Quella descritta in quest’articolo è la storia di Anna una donna giovane in cerca di occupazione.

Essere chiamata per un colloquio da un’azienda rappresenta molto per una giovane donna con poca esperienza e che attende un lavoro da qualche tempo. Dopo appena venti minuti di colloquio il direttore dell’azienda comunica ad Anna la notizia tanto desiderata:” la assumo anche se non ha esperienza, perché mi sembra responsabile …..le do due settimane per imparare tutto, sarà affiancata da persone esperte, successivamente opererà da sola , sarà responsabile del controllo qualità , delle analisi di laboratorio , dovrà curare i rapporti con i fornitori , analizzare e scegliere il prodotto da acquistare e registrare ogni dato … tra venti giorni apriremo un altro stabilimento e lei dovrà fare quello che le ho indicato per entrambi gli stabilimenti, lavorerà per sei giorni a settimana otto ore circa al giorno ma ci potrebbe essere qualche ora in più.”

La buona notizia ricevuta dopo venti giorni di lavoro inizia a trasformarsi in un incubo.

Le ore lavorative sono dieci e anche dodici il giorno. Il turno della mattina inizia alle 4.30 per eseguire le analisi di laboratorio richieste prima che i macchinari entrino in funzione. Il turno serale termina alle 24 ma molto spesso anche alle due di notte . I controlli ai prodotti sono eseguiti ogni dieci minuti contemporaneamente nei due stabilimenti. La strada da percorrere da uno stabilimento all’altro è di quasi 800 metri a piedi. Nelle dodici ore di lavoro di Anna non c’è tempo per fermarsi un attimo, neanche per una pausa pranzo, perché oltre ai controlli allo stesso tempo bisogna trattare con i clienti e fornitori, prendere accordi ecc. Si passa dal calore dei forni, al freddo delle celle frigorifere, fino alla pioggia e al vento della strada per raggiungere i due stabilimenti. Gli operai sono al limite di sopportazione ma quando arriva il direttore tutti tacciono, perché nessuno vuol perdere il lavoro . Un’operaia un mattino inizia a non sentirsi bene. Anna decide di spostare l’operaia in un posto dove il ritmo è meno stressante. Un guasto al nastro trasportatore fa cadere il prodotto per terra. Anna decide di non metterlo in commercio. Quella stessa mattina arriva il direttore urlando contro gli operai: ” sbrigatevi…più veloci … bisogna produrre … avete capito.” L’uomo chiede spiegazioni riguardo allo spostamento dell’operaia in un altro settore e del prodotto caduto sul pavimento e messo da parte. Il direttore non accetta le decisioni di Anna e contrariato le dice: ”lei lavora bene, ma non prenda iniziative di testa sua, chi non sta bene non venga a lavorare qui, non siamo un istituto di beneficenza …. il prodotto che lei ha messo da parte va lo stesso in commercio, qui si deve produrre”. La donna disse che non lo avrebbe fatto, perché non avrebbe falsificato i risultati delle analisi batteriologiche del prodotto caduto sul pavimento sporco. Nei giorni successivi alcuni macchinari mostravano dei guasti che avrebbero messo a rischio l’incolumità di molti.

Il lavoro di Anna continuava con le piaghe ai piedi e una tosse che stava per divenire sempre più insistente e tale motivo decise di consultare il proprio medico. Il medico le disse che stava rischiando di ammalarsi se avesse continuato in quel modo. La donna decise di recarsi a parlare con il direttore riguardo a quello che gli aveva riferito il medico e per chiedergli di intervenire sui sistemi di sicurezza. Il direttore rispose: ”Vedo che tossisce, lei ha ragione, io purtroppo faccio solo il mio dovere e quello che mi è richiesto ”. La donna insistette affermando che in due mesi aveva perso più di dieci chili e che non ce la faceva più da sola a svolgere i controlli in due stabilimenti contemporaneamente. In quell’incontro Anna cercò di far capire all’uomo che gli operai erano stremati dai turni.

La risposta del direttore fu di non prendere la situazione troppo sul serio.

Nel frattempo in azienda si parlava di organizzare uno sciopero, ma alcuni operai pur non sopportando la situazione temevano di opporsi e di perdere il lavoro. Questo fatto aumentò il malumore e chi intendeva cambiare le cose finì per arrendersi. Il consiglio di qualche sindacalista fu di non fare denunce perché si correva il rischio di non trovare più un lavoro. Davanti ai numerosi tentativi di dialogo, non ci fu nessuna risposta. Anna a quel punto decise di chiedere le dimissioni. Il primo giorno senza lavoro di Anna fu segnato da una brutta notizia appresa dal telegiornale della TV locale: ”Franco operaio di trentacinque anni morto soffocato durante il suo turno di lavoro in azienda, lascia moglie e una bambina di pochi mesi”. Quel tragico evento scosse gli animi degli operai che per paura di perdere il posto si erano sempre opposti a qualsiasi forma di protesta.

Da quel momento iniziarono diversi scioperi. Nessuno poteva riportare Franco alla sua famiglia ma per fortuna la giustizia nel tempo fece il suo corso. Forse quella tragedia si sarebbe potuta evitare se qualcuno avesse avuto una coscienza o semplicemente più coraggio.

Davanti alle ingiustizie è facile indignarci e lamentarci, ma niente può cambiare senza quelle scelte difficili che spesso evitiamo di fare il timore di perdere qualcosa.

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