Stop alle dimissioni in bianco: arriva la norma che “salva” le lavoratrici incinte

La comunicazione potrà essere trasmessa solo in formato digitale, sfuggendo così a qualsiasi forma di manipolazione o forzatura

Un decreto ministeriale entrato in vigore lo scorso 12 dicembre, ma che diventerà pienamente operativo dal prossimo 12 marzo, promette di archiviare per sempre l’odiosa pratica delle cosiddette “dimissioni in bianco”. Le nuove disposizioni, che prevedono passaggi tracciati sulla Rete (da cui non si potrà sfuggire), libereranno finalmente le lavoratrici dal “ricatto” di essere licenziate quando annunceranno di aspettare un bambino. Perché i fogli che sono stati fin qui fatti firmare in bianco (magari al momento stesso dell’assunzione) non avranno più alcuna validità.


dimissioni in bianco

image by michaeljung

Il provvedimento prevede, in pratica, che le dimissioni (o la risoluzione o la revoca del rapporto di lavoro) vengano comunicate esclusivamente online. Compilando gli appositi moduli reperibili sul sito del ministero del Lavoro. Chi intende o verrà “invitato” a sospendere la propria prestazione professionale dovrà inserire le sue generalità e quelle del datore di lavoro, specificare la tipologia di contratto firmato al momento dell’assunzione e indicare la data di inizio del rapporto di lavoro. Non solo: nel modulo dovrà essere precisata anche la tipologia di “sospensione” scelta (se si tratti cioè di dimissioni, revoca o risoluzione), con tanto di data di decorrenza da inoltrare alla Pec del datore di lavoro. 

Si tratta, insomma, di una procedura “tracciabile” in tutti i suoi passaggi che non consentirà più manipolazioni o forzature di alcuna sorta. Il trasferimento esclusivamente online di questo tipo di comunicazioni, con tanto di codice identificativo e di data di trasmissione, manderà in cantina, una volta per tutte, l’antica pratica di far firmare dimissioni in bianco ai neo-assunti. E li affrancherà – ci si augura – da quello stato di “subordinazione psicologica” a cui si sentivano irrimediabilmente assoggettati. Ma la misura non  varrà per tutti: le nuove disposizioni del decreto ministeriale non verranno, infatti, applicate per il lavoro domestico e nel caso di dimissioni nelle cosiddette sedi protette.




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