Stipendi insegnanti in Europa ed in Italia

I giovani sono il futuro, la loro formazione lo strumento con il quale plasmeranno il mondo. Coloro che sono addetti a fornire questa formazione, ossia gli insegnanti, svolgono dunque un ruolo fondamentale all’interno della nostra società, tuttavia il reale riconoscimento di questo compito latita tanto che spesso il mestiere dell’insegnante viene sottostimato.


Ci sono naturalmente molteplici differenze tra i diversi Paesi, ma anche alcuni tratti comuni. In Italia la situazione non è particolarmente buona, sia a causa di uno stipendio tra i più bassi di tutta Europa sia a causa della mancanza di incentivi e possibilità di svolgere al meglio la propria funzione.

Analizziamo in dettaglio la situazione degli insegnanti europei riprendendo “Key Data on teachers and School leaders in Europe”, uno studio pubblicato lo scorso maggio da Eurydice,La rete di informazione dell’istruzione in Europa, che è stato per diverso tempo al centro del dibattito in Francia ed è stato recentemente ripreso da Il Fatto Quotidiano. I dati, che riguardano solamente i docenti di ruolo, si riferiscono all’anno accademico 2011/2012.

ORARIO DI LAVORO

L’orario medio di servizio degli insegnanti europei è di circa 35-40 ore settimanali. Gli insegnanti spendono la maggior parte delle loro attività lavorative in classe, ma i loro compiti non riguardano solo la lezione con gli studenti. Nella maggior parte dei Paesi europei l’orario di servizio include tutte le ore di disponibilità del docente; solo in alcuni Paesi (la Comunità francese e tedesca del Belgio e Liechtenstein) vengono conteggiate solamente le ore di lezione. Tuttavia le differenza tra nazione e nazione sono tante: eccole sintetizzate in un grafico:

Nello studio si sottolinea inoltre che in alcuni Paesi, come la Germania, l’ammontare di ore di lavoro richiesto agli insegnanti diminuisce con l’aumentare dell’età, ma questa pratica non è molto diffusa in Europa.

STIPENDI

Per confrontare il reale valore dello stipendio degli insegnanti tra i vari paesi europei, nello studio lo si mette in relazione al PIL (prodotto Interno lordo) del paese preso in considerazione. Ne escono risultati molto diversi da nazione a nazione: in paesi come Lituania, Slovenia e Romania lo stipendio degli insegnanti è al di sotto del 50% del Pil pro capite, in altri Paesi è addirittura al di sopra come in Germania (141%), Spagna (136%), Portogallo (133%) e Turchia (150%).

In quasi tutti i Paesi gli stipendi degli insegnanti della scuola secondaria superiore è maggiore rispetto ai colleghi della scuola primaria e secondaria inferiore, ma i rapporti di forza non cambiano dato che nello studio si fa notare come in quei paesi dove gli stipendi per gli insegnanti della scuola primaria e secondaria inferiore sono più bassi rispetto alla media Ue, lo sono anche quelli dei docenti della scuola secondaria superiore.

Se confrontiamo gli stipendi nei diversi paesi europei espressi in PPS (Purchasing Power Standard, ossia un’unica moneta convenzionale che tiene conto della parità di potere d’acquisto), nello studio emerge che gli stipendi lordi più alti si registrano in Lussemburgo (86.745 euro annui PPS), Danimarca (56.336 euro annui PPS) ed Austria (52.308 euro annui PPS).

L’Italia si trova nelle zone basse di questa classifica con stipendi annui lordi che superano di poco i 20.000 euro PPS e non raggiungono i 40.000 euro PPS neanche al loro apice. Un apice che, oltretutto, non iene raggiunto prima dei 35-40 anni di servizio.

È interessante però notare che se la passano anche peggio gli insegnanti francese che in assoluto ricevono in media uno stipendio superiore a quello dei loro colleghi italiani, ma che a parità del potere d’acquisto (in Francia il costo della vita è più alto) se la passano peggio rispetto ai loro omologhi italiani.

Il RUOLO DELLE DONNE NELL’INSEGNAMENTO

Le donne svolgono un ruolo importante all’interno dei sistemi educativi dell’Unione Europea, tuttavia nel report di Eurydice emerge che man mano che il livello di istruzione sale minore è la componente femminile tra gli insegnanti.

In tutti i paesi europei la componente femminile è maggioritaria nella scuola primaria, in Italia (come in Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania e Slovenia) tocca addirittura il 95% circa. Nella scuola secondaria inferiore il rapporto tra uomini e donne in metà dei paesi europei è ancora a favore del gentil sesso con una percentuale del 70%. La media italiana è superiore a quella europea con il 77% di donne impiegate nella scuola secondaria inferiore.

Il livello di insegnanti donne diminuisce nella scuola secondaria superiore: in alcuni Paesi in maniera drastica, quali la Germania (49,7%) o la Turchia (41,9%), in altri in maniera più attenuata, come l’Italia (63%). Di seguito i valori di tutti i Paesi:

ETA' MEDIA E PENSIONE

L’età media degli insegnanti europei è piuttosto elevata: ad eccezione di paesi come Cipro, Lussemburgo, Irlanda, Belgio, Malta e Regno Unito, pochi sono gli insegnanti al di sotto dei 40 anni.

In Italia la classe docente è costituita quasi esclusivamente da over 40 e over 50, con gli under 40 che rappresentano una fetta minoritaria e gli under 30 una percentuale praticamente irrisoria. In maniera più dettagliata nella scuola primaria il 45% della classe docente italiana è costituita da over 50, il 37,9% ha tra i 40 e i 49 anni, il 16,6% tra i 30 e i 39 anni e solo lo 0,6% è al di sotto dei 30 anni. Per quanto riguarda la scuola secondaria gli over 50 rappresentano il 59,3% del totale, i docenti tra i 40 e i 49 anni il 30,8%, quelli tra i 30 e i 39 anni il 9,5% e i docenti sotto i 30 anni appena lo 0,5%.

Ecco i dati Paese per Paese:

Nella maggior parte dei paesi europei l’età di pensionamento, uguale per tutti i livelli di istruzione, è di 65 anni. Fanno eccezione alcuni paesi, con il livello più basso che si registra in Slovenia (58 anni)

In circa metà dei paesi europei gli insegnanti possono andare in pensione prima di raggiungere l’età stabilità a seconda dei loro anni di servizio. In alcuni Paesi, come anche in Italia, vi erano discrepanze tra uomini e donne (a favore di quest’ultime), ma la tendenza generale è ad abolire queste differenze.

Ecco tutti dati in dettaglio (ricordiamo che i dati si riferiscono all’anno scolastico 2011/2012, quindi per l’Italia prima della riforma delle pensioni varata dal governo Monti):

Nel rapporto inoltre si sottolinea che negli ultimi 10 anni l’età per andare in pensione è cresciuta in un terzo dei paesi europei. In ogni caso la maggior parte dei docenti preferisce andare in pensione non appena ha raggiunto l’età o il numero di anni di servizio per farlo.

Infine in alcuni Paesi europei nei prossimi anni, ossia quelli con un’età media della classe docente molto alta, come l’Italia, è lecito attendersi un numero piuttosto alto di pensionamenti (anche in questo caso i dati dell’Italia andrebbero aggiornati tenendo conto del nuovo sistema pensionistico).



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