Lavoro, stipendi: in aumento dell’ 1,2% a giugno

Gli stipendi degli italiani nel mese di giugno 2014 registrano un aumento del 1,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno ma rappresenta la variazione più bassa dal 1982. A dirlo i nuovi dati diffusi proprio oggi dall’Istat relativi all’indagine sui Contratti collettivi e le retribuzioni contrattuali. Alla fine di giugno 2014 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 38,6% degli occupati dipendenti e corrispondono al 37,9% del monte retributivo osservato. Per quanto riguarda invece l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, questo è in aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,2% nei confronti di giugno 2013. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2014 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2013.stipendi


Differenze nella variazione degli stipendi sono state rilevate tra il settore pubblico e quello privato. Con riferimento a questi due principali macrosettori, infatti, a giugno le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell’1,4% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

Con riferimento invece ai settori, i dati Istat mostrano che a giugno gli incrementi tendenziali maggiori si sono presentati nel comparto delle telecomunicazioni (3,1%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (3,0%) ed estrazione minerali (2,9%). Nel settore edile e in tutti i comparti della pubblica amministrazione non si è rilevata nessuna variazione di stipendi.

Alla fine del mese di giugno 2014 tra i contratti monitorati dall’indagine si è registrato il recepimento di un solo accordo (quello dei giornalisti), mentre nessun accordo è venuto a scadenza. I dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale sono il 61,4% nel totale dell’economia e il 50,1% nel settore privato. Si è calcolato che l’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 30,3 mesi per l’insieme dei dipendenti mentre scende di 16,5 mesi per quelli del settore privato.



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