Stanchi e annoiati? Tre segnali per capire se è tempo di cambiamenti nel lavoro

Lasciare il certo per l'incerto non è facile, ma trascurare i sintomi della "stanchezza" in ufficio può costarci caro

Avere un lavoro, in tempi come questi, è già una gran cosa. Ecco perché molti di noi tendono a scartare l’ipotesi di lasciarlo per cercare qualcosa di differente. La difesa di un impiego faticosamente ottenuto – per quanto possa non soddisfare a pieno le nostre aspirazioni – è la missione che molti si prefiggono di portare avanti. Attenti come sono a mantenere un posto che permetta loro di fare la spesa, pagare le bollette e (nei casi più fortunati) di concedersi qualche pizza con gli amici. Ma salvaguardare così strenuamente lo status quo è sempre giusto? Se andare al lavoro ci procura malessere, se ci sentiamo stanchi e annoiati e aspettiamo smaniosamente il week end che ci separerà dai colleghi di ufficio, non dovremo forse prendere in considerazione l’ipotesi di dare una scossa alla nostra vita professionale? E se fosse arrivato il tempo di operare cambiamenti nel lavoro? Saper riconoscere i segnali per tempo è importante: prolungare la permanenza in un posto che non ci piace più potrebbe, infatti, avere effetti deleteri anche sulla nostra vita privata.


I tre segnali da non sottovalutare

#1 Ti annoi e non sei più motivato. Fatta eccezione per le persone che riescono a stare bene nel posto di lavoro, molte altre si accontentano di arrivare a fine giornata, senza troppi intoppi. Ma quando la noia prende il sopravvento e ti rendi conto di essere in grado di svolgere le mansioni per cui vieni pagato anche ad occhi chiusi, allora è il caso che tu ti faccia qualche domanda. La noia e l’apatia sono insidiose: un lavoratore che perde l’entusiasmo per quello che fa e che percepisce di non avere possibilità di crescita in azienda è un lavoratore destinato a vivere male la sua condizione. Se hai perso la motivazione e pensi che il tuo potenziale non venga sufficientemente sfruttato, dovresti seriamente pensare a dei cambiamenti.

noia

#2 Inizi a lamentarti troppo. Chi non ha mai sbuffato pensando alla “ramanzina” del capo? O non si è indignato per la promozione del collega raccomandato dallo zio onorevole? Lamentarsi del proprio lavoro è pressoché fisiologico, ma quando inizi a farlo con eccessiva frequenza è segno che qualcosa non va. Il bilancio tra le cose positive e quelle negative che ti capitano in ufficio deve essere ponderato con attenzione: se l’ago della bilancia protende per le cose che ti indispongono (per colpa dei colleghi, del tuo superiore o perché non ti piace più quello che fai), allora è meglio prenderne atto. E valutare l’opportunità di cambiare registro.

#3 Sei stanco e non capisci il perché. Le aziende possono attraversare momenti di crisi e chiedere ai loro dipendenti di intensificare i ritmi di lavoro. La stanchezza inizia a fare capolino, ma se si sceglie di accettare la richiesta della dirigenza (che spera, ovviamente, di risalire la china nel più breve tempo possibile), tutto viene affrontato con lo spirito giusto. E il senso di appartenenza alla squadra di lavoro si rafforza in maniera significativa. Ma se, dall’oggi al domani, ti rendi conto che le pratiche da disbrigare si sono decuplicate e nessuno ha avuto la cortesia di spiegarti il perché, potresti legittimamente indisporti e chiederti se non sia arrivato il tempo di “levare le tende”. E di affacciarti a possibili cambiamenti, prima che un esaurimento nervoso ti metta definitivamente K.O.

Sia ben chiaro: il nostro non è un invito a lasciare avventurosamente il certo per l’incerto, ma da nessuna parte come in Italia (forse) il mito del “posto fisso” continua a sopravvivere anacronisticamente. La possibilità che un professionista cambi più volte posizione, nel corso della sua carriera, è qualcosa che i lavoratori del resto del mondo sperimentano, invece, già da qualche tempo. Traendone grandi vantaggi, visto che ogni cambiamento li mette nella condizione di crescere e migliorarsi sempre più. Ma se l’idea di cambiare lavoro vi terrorizza ancora, non disperate: se avete colto i segnali di allarme, ma non vi sentite pronti a fare il grande passo, potrete sempre optare per una soluzione più soft. E chiedere al vostro superiore di ritrattare la vostra posizione in azienda. I cambiamenti non devono necessariamente portarvi altrove, ma spianare la strada a nuovi stimoli e nuove possibilità.

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