Stage: può essere una spinta verso opportunità di carriera

In un contesto di estreme difficoltà occupazionali quale quello attuale, per conseguire le sperate opportunità di carriera occorre presentare un curriculum vitae sempre più ricco e specifico. Meglio se, all'interno delle righe del proprio documento formativo ed esperenziale, rientra una indicata attività di stage in azienda.


A parlare (positivamente) della possibilità di incrementare la gamma delle proprie opportunità di lavoro attraverso lo stage è stato, recentemente, il rapporto formazione dell'Istituto Piepoli, che sottolinea l'importanza e, spesso la decisività, dello stage in sede di valutazione delle potenziali risorse umane da assumere. A discuterne è ancora il direttore di Alma Laurea, Andrea Cammelli, secondo cui, considerate le fattispecie pragmatiche dell'attuale condizione del mercato di lavoro, “oggi la sfida, vista la rapida obsolescenza del know how, e l'allungamento della vita lavorativa, è generare capitale umano adattabile, formato su competenze generali e trasversali, e realizzare strumenti efficaci di formazione permanente, in grado di accompagnare il lavoratore lungo tutta la vita lavorativa”.

Il tutto, tradotto in numeri, evidenzia ancora la straordinaria validità dei crticati “pezzi di carta” (meglio, titoli di studio), soprattutto se abbinati ad esperienze concrete di lavoro. Ancora una volta, le statistiche sono in grado di fornirci qualche linea di profilo immediatamente interpretabile.

Su 100 laureati che frequentano un master – sostiene Alma Laurea – circa 80 trovano un lavoro nel breve termine. Di questi, la metà che ha frequentato anche uno stage riesce a stipulare un contratto di lavoro nella stessa azienda nella quale hanno avuto l'esperienza occupazionale. Ancora più in dettaglio, 57 laureati su 100, nel 2010, hanno svolto uno stage in azienda riconosciuto dal corso di studi, con una percentuale tripla rispetto alla riforma, e figlia proprio delle novità apportate con gli interventi normativi del 2004.

A un anno dalla conclusione dei propri studi, la probabilità di occupazione dei laureati specialisti con stage è maggiore del 14 per cento rispetto alla probabilità di occupazione dei laureati specialisti senza stage. Un gap che va ad allargarsi in alcune facoltà scientifiche (dove a fronte del 42,8% che trova un lavoro entro un anno, c'è un 67,4% spinto dalla presenza degli stage), e che rimane elevata in qualsiasi altra struttura degli atenei, con le sole controtendenze rappresentate da architettura e facoltà linguistiche.

Più in generale, i laureati sarebbero titolari di un tasso di occupazione che supera dell'11 per cento quello dei diplomati (il 76% contro il 65% degli ultimi): la vera divergenza interpretativa si rivela in tutta la sua pienezza all'interno del valore retributivo. Tra i 25 – 64 enni con una laurea, infatti, il reddito medio è superiore del 50% rispetto ai coetanei in possesso di un solo diploma di scuola media superiore. Una differenza che rispecchia lo scenario europeo, con una tendenza pressochè identica in Germania, Regno Unito e Francia.

Eppure, nonostante questi dati, che dovrebbero incoraggiare i giovani verso uno studio più attento e profondo, cresce la consapevolezza della minore importanza del già ribadito “pezzo di carta”. Secondo la ricerca compiuta dall'Istituto Piepoli per conto della Hrd Training Group, infatti, il 40% degli italiani ritiene preferibile rinunciare alla laurea o al master per seguire percorsi alternativi di crescita personale, con apprendimenti più diretti. Coloro che invece ritengono ancora che la laurea sia uno strumento preferibile, sostnegono che le discipline tecnico scientifiche garantirebbero maggiori sbocchi professionali, mentre cresce la sfiducia nei confronti delle potenzialità delle materie umanistiche, per le quali solamente il 9% ritiene che vi siano garanzie di lavoro nel breve termine.

Tuttavia, a sorprendere maggiormente, è che vi sia “solo” un 40% degli intervistati che ha frequentato un corso professionale nelle aziende in cui ha lavorato. Tra quelli disposti a seguire un corso di formazione, le preferenze si concentrano soprattutto sul benessere psico fisico (41%), comunicazione efficace (19%), leadership personale (14%). Minore la quota di giovani che preferisce concentrarsi sulle pur necessarie seconde e terze lingue (8%).

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