Sostegno per l’Inclusione Attiva: tutto quello che c’è da sapere

Come funziona? Chi può beneficiarne? Cosa sono i progetti di attivazione sociale e lavorativa? Scopriamolo insieme

Il Sostegno per l’Inclusione Attiva (Sia) è la misura di contrasto alla povertà introdotta dal decreto legge dello scorso 26 maggio. Una misura che, ancora prima di diventare operativa, ha già sollevato un vespaio di polemiche. Stando ai detrattori – tra cui vanno annoverati non solo le forze politiche all’opposizione, ma anche le associazioni a tutela dei consumatori e alcuni soggetti del Terzo Settore – si tratta di un provvedimento che non riuscirà a portare “sollievo” alla grande platea di famiglie italiane bisognose (molte, secondo loro, rimarranno escluse). E che non produrrà risultati soddisfacenti in termini di attivazione lavorativa e sociale. In attesa di scoprire se le previsioni degli scettici sono esatte, cerchiamo però di andare a fondo alla questione: cos’è il Sia? Chi può beneficiarne? Cosa implica la sottoscrizione del patto tra le famiglie e i servizi? Quando partirà? A quanto ammonterà il sussidio economico?


famigliaCos’è e come funziona?

Il Sia è, come già detto, una misura di contrasto alla povertà e di inclusione attiva studiata per le famiglie che si trovano in una situazione di disagio. Prevede un sussidio economico che verrà erogato ogni 2 mesi attraverso una carta di pagamento utilizzabile dal titolare. Per fare cosa? Per fare acquisti nei supermercati, nei negozi alimentari, nelle farmacie e nelle parafarmacie abilitati al circuito Mastercard. Non solo: con la Carta Sia, si potranno anche pagare bollette presso gli uffici postali e godere di sconti del 5% negli esercizi commerciali convenzionati. Ma attenzione: con la carta, non si possono effettuare prelievi di contanti. L’intestatario – l’unico abilitato a utilizzarla – non può ricaricarla, ma limitarsi a controllare saldi e movimenti presso gli sportelli automatici Postamat.

Chi può fare richiesta?

La domanda può essere inoltrata da cittadini italiani e stranieri (con regolare permesso di soggiorno di lungo periodo) che risiedono da almeno due anni in Italia. Le famiglie devono avere almeno un figlio minorenne o un figlio disabile a carico o una donna incinta, che può fare richiesta del sussidio a 4 mesi di distanza dalla data del parto. Non basta: per “candidarsi”, occorre avere un reddito Isee inferiore o uguale a 3 mila euro annui, non bisogna beneficiare di sostegni economici superiori ai 600 euro mensili né fruire della Naspi (indennità di disoccupazione) e dell’Asdi (assegno di disoccupazione). Di più: le famiglie che aspirano a fare la spesa con la Carta Sia devono dimostrare di non aver acquistato autoveicoli nel corso dell’ultimo anno e di avere macchine con una cilindrata inferiore ai 1.300 cavalli o motoveicoli con una cilindrata che non superi i 250 cavalli.

Come si effettua la richiesta?

Le domande possono essere presentate, a partire dal prossimo 2 settembre, ai Comuni di residenza, tramite compilazione di uno specifico modulo dell’Inps. Al momento della “candidatura”, bisognerà essere in possesso dell’attestazione Isee che certifica la situazione reddituale della famiglia. Entro due settimane, i Comuni trasmetteranno le richieste all’Inps che avrà 10 giorni per effettuare i necessari controlli e procedere con l’attribuzione dei punteggi, sulla scorta di precisi parametri. Quando tutte le operazioni verranno completate, l’ente di previdenza sociale trasmetterà ai Comuni l’elenco dei beneficiari del sussidio e darà l’ok alle Poste Italiane per l’erogazione dei primi accrediti bimestrali.

A quanto ammonta il sussidio? 

Il Sia prevede l’erogazione di 80 euro mensili per ogni membro della famiglia. Un nucleo costituito da mamma, papà e un figlio potrà beneficiare di 240 euro, uno con due figli a carico di 320 euro, mentre per le famiglie più numerose (costituite da 5 o più persone), il sussidio non potrà comunque superare i 400 euro mensili. Avranno la precedenza le famiglie con più figli minorenni a carico, quelle monogenitoriali e quelle che hanno al loro interno persone non autonome o con disabilità gravi. Non solo: a fare la differenza potrà essere anche la situazione lavorativa degli adulti (l’Inps attribuirà un punteggio più alto ai nuclei con entrambi i genitori disoccupati).

Quali sono i tempi di attivazione? 

Entro due mesi dall’invio della richiesta, se tutti i riscontri avranno dato esito positivo, si potrà beneficiare del primo accredito. Ed entro 60 giorni, si dovranno avviare i progetti di attivazione sociale e lavorativa.

Cosa sono i progetti di attivazione sociale e lavorativa?

Il Sia non è una semplice misura di contrasto alla povertà. L’obiettivo finale del provvedimento non è solo quello di dare un sostegno economico alle famiglie disagiate, ma di dotarle degli strumenti utili a farle tornare autonome. Per questo, chi sceglie di fare richiesta del sussidio dovrà siglare un accordo (il Patto tra servizi e famiglie) con i Comuni, i centri per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole e le associazioni del Terzo Settore che si impegneranno a intervenire in soccorso della famiglia e ad offrire concrete opportunità lavorative. Il Patto coinvolge tutti i componenti del nucleo che, da parte loro, dovranno dimostrarsi disponibili a partecipare alle politiche attive previste dall’intesa.

I progetti di attivazione sociale e lavorativa prenderanno le mosse da una fase di pre-analisi in cui verranno studiate le specifiche situazioni delle famiglie. Una equipe multidisciplinare, costituita da un assistente sociale e da un operatore del centro per l’impiego (e, se necessario, da altre figure professionali), identificherà i bisogni e le potenzialità dei vari membri e individuerà le azioni da intraprendere. Tra gli interventi contemplati: l’inserimento lavorativo, l’assistenza educativa domiciliare e il sostegno all’alloggio.

Cosa dovranno fare i beneficiari del Sia?  

Tutte le famiglie che sottoscriveranno il Patto con i servizi dovranno fare la loro parte. Nel dettaglio: dovranno instaurare rapporti regolari con i soggetti coinvolti nei progetti di attivazione e aderire alle iniziative di formazione e di politica attiva. Gli adulti dovranno mettersi alla ricerca di un impiego e accettare le congrue offerte di lavoro che verranno loro fatte. Non solo: tutti i membri delle famiglie dovranno tenere comportamenti di prevenzione e cura volti alla tutela della salute, mentre i figli in età scolare dovranno frequentare regolarmente le scuole e dimostrare impegno e applicazione negli studi.

“Se i componenti dei nuclei familiari non sottoscrivono il progetto, ne violano ripetutamente gli obblighi o assumono frequentemente comportamenti inconciliabili con gli obiettivi – hanno messo in guardia dal ministero del Lavoro – i Comuni possono stabilire la revoca o l’esclusione dal beneficio. Anche il venir meno delle condizioni di bisogno che hanno motivato la concessione del beneficio ne determina la revoca”.




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