Solo uomini, il cliente non tratta con le donne


Ieri ho composto e pubblicato una serie di foto relative alla versione del catalogo IKEA destinato all'Arabia Saudita, dove le donne sono state chirurgicamente rimosse con photoshop…

Ho anche promesso che oggi avrei raccontato una storia sull'argomento che mi è accaduta alcuni anni addietro. Ed eccomi qui.

Una importante azienda in Lombardia che produce componenti d'arredo super-lusso, mi incaricò di ricercare una figura per il ruolo di commerciale estero, con esperienza ed ottimo inglese. Il lavoro si sarebbe svolto al 90% in ufficio e di tanto in tanto un viaggio all'estero presso clienti e distributori in tutto il mondo.

L'amministratrice delegata era una donna e così mi meravigliò ancor di più quando sottolineò: “Mi raccomando, solo uomini, non ci presentate assolutamente donne per questo ruolo”.

Rimasi ovviamente perplesso e c'è anche da dire che le legislazioni italiane ed europee vietano categoricamente di discriminare per genere. Una ricerca per sole donne o per soli uomini può essere fatta solo se presenti comprovati motivi oggettivi.

Chiesi allora all'amministratrice il motivo di tale preclusione per le donne e quali fossero i motivi oggettivi. Ebbene la risposta fu semplice e diretta: oltre il 50% del business dell'azienda si fa in Arabia Saudita o comunque in Paesi medio-orientali dove i referenti rifiutano categoricamente di trattare con le donne; inoltre sarebbe improbabile per una donna fare viaggi d'affari da quelle parti con tutte le regole imposte (che sono leggi e non semplici tradizioni o costumi…), in molti posti il velo è obbligatorio, alle donne è fatto divieto di guidare l'auto o prendere il taxi se non accompagnata da un uomo e comunque la parte più “discriminante” è il fatto che nessun “riccone” avrebbe accettato di trattare affari con una donna. Lei stessa come amministratrice delegata della società usava dei “filtri” uomini.

Ebbene anche questa è la “globalizzazione”… Regole e leggi che ci fanno venire il mal di stomaco ma che siamo tenuti a rispettare (pur non condividendo o accettando), così come pretendiamo il rispetto delle nostre di leggi e regole quando gli stranieri vengono da noi.

Ha sbagliato IKEA a “piegarsi” a leggi e culture opposte alle nostre? Ha sbagliato la mia cliente ad adattarsi ed accettare queste (per noi) stravaganti (per non dire altro) regole? Quali sono le alternative? Rinunciare al business e magari licenziare un po' di operai ed impiegati? O semplicemente “turarsi il naso” e fare buon viso a cattivo gioco?

Cosa avreste fatto voi se vi foste trovati in queste situazioni?

Marco Fattizzo, direttore di Bianco Lavoro



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