Soft skills: alcune possono essere fastidiose!

Sei un leader? Sai fare critiche costruttive? Ottimo, ma tieni presente che non sempre sarai osannato.

Le soft skills, genericamente chiamate “caratteristiche personali”, possono ovviamente fare la differenza sul lavoro. Possono essere, sono, quel qualcosa in più che un lavoratore, o anche un candidato può mettere in campo per ottenere il posto o fare carriera. Le aziende che non capiscono quanto sia importante avere tra i propri ranghi qualcuno che ha “dedizione” ed “impegno”, o con una forte capacità innata per il “problem solving“, o ancora che è un maestro nel “lavorare in squadra”, semplicemente, sbagliano. Fin qui tutto bene? No, perché proprio su questo ci soffermeremo. A volte qualche problemuccio con le soft skills, è innegabile, lo abbiamo.  Prendiamone in esame un paio (potremmo prenderne altre).

soft skillsIniziamo col dire che se si arriva sempre puntuali al lavoro, o anche in anticipo, nessuno mai si lamenterà e che se si è capaci di risolvere problemi anche complessi in “quattro e quattr’otto”, molto difficilmente qualcuno avrà qualcosa da ridire. Più articolato è il caso ad esempio di chi tra le sue soft skills principali può vantare quella del “pensiero critico”. Ecco, se in senso assoluto è un bene inestimabile, relativamente al buon andamento delle cose al lavoro non sempre la capacità di critica è una caratteristica che viene vista di buon occhio, accettata. Ancor meno viene desiderata o richiesta. Spieghiamoci meglio: in alcuni ambienti di lavoro, la critica a scopo migliorativo non  viene sempre vista come una manna dal cielo, anzi: talvolta può essere fastidiosa, irritante e per questo dannosa per la propria posizione e più in generale per il cosiddetto quieto vivere.  C’è chi le critiche non le accetta a prescindere, chi ritiene che non ci sia niente da migliorare, chi, addirittura, è disinteressato ad eventuali migliorie.

Un discorso analogo lo si potrebbe fare sulla leadership (altra soft skill tanto rara quanto importante). Qui le cose diventano anche più facili da mettere in chiaro: se c’è già chi comanda, un altro leader, anche se quest’ultimo ha le migliori intenzioni e nessuna volontà di insidiare il ruolo del primo, può dare enormemente fastidio. D’altra parte qualcuno deve pur comandare. Da una terza parte si potrebbe rispondere che non sempre un capo è un leader. A quest’ultimo infatti spesso non interessa molto comandare in senso formale. Il suo scopo è più quello di condurre il gruppo di lavoro verso la situazione migliore possibile. E basta. E’ vero, non è lui quello che deve decidere. E appunto per questo l’innata abitudine che porta un leader a prendere istintivamente in mano le cose, può essere fortemente contrastata all’interno di un ambiente di lavoro e per svariate ragioni: dal mantenimento dello status quo, al sentirsi minacciati nel proprio ruolo e nella propria autorevolezza. Esistono poi anche motivi meno giustificabili e più personali, come l’invidia.

Tutto si può risolvere

Ora, il fatto è questo: tutte le soft skills sono utili, ma non tutte sono applicabili sempre. Alcune non influiscono, nemmeno potenzialmente, sul lavoro degli altri, non sono, per così dire, invadenti. Se si è bravi nel problem solving, chi ci sta intorno potrà solo beneficiare di questa nostra caratteristica. Ma un pensiero critico, è un comunque una critica verso qualcuno. Oltre a rischiare di toccare la sfera personale del collega, o magari anche del responsabile, il rischio è quello di “tirare fuori” la possibilità di un cambiamento che, in realtà, nessuno vuole. Per quanto riguarda la leadership, il discorso, concettualmente parlando, non è poi molto diverso. Chi ha detto che serve un (altro) leader? Nessuno, in realtà. E allora?

E allora ecco la soluzione: bisogna convincersi, accettare, ed imparare che ci vuole una soft skill anche per usare alcune soft skills. Potremmo anche darle un nome, ma non lo faremo, perché in fondo si tratta di usare un’altra caratteristica personale molto, ma molto importante: la sensibilità. Per utilizzare al meglio le soft skills in proprio possesso e non rischiare che in qualche caso diventino addirittura controproducenti, bisogna saper capire quali usare, quando usarle e come farlo. Ci sono aziende che quasi pretendono di essere criticate, se questo viene fatto con intento positivo, ci sono altre invece che non vogliono sentire ragioni, per nessun motivo. In questo secondo caso criticare non solo è inutile, ma è addirittura dannoso.

Allo stesso modo, ci sono capi che vogliono che ogni loro sottoposto sia autonomo, in grado di gestire i problemi e all’occorrenza guidare il gruppo di lavoro verso il risultato ottimale. Altri invece, vogliono avere il controllo di tutto, perché si sentono più sicuri così. Nessuna di queste posizioni è in alcun modo sbagliata o distorta. E’ invece giusto comprendere che un utilizzo non richiesto di caratteristiche personali, purché positive, in situazioni in cui quell’utilizzo non è necessario, può essere un comportamento deleterio per se stessi e per gli altri. Per “comprenderlo” è fondamentale servirsi di una certa sensibilità, con la quale valutare di volta in volta come agire senza farsi prendere troppo dall’istinto di voler per forza dire o fare qualcosa “di più”. Un “di più” che potrebbe rivelarsi, non troppo a sorpresa, “di troppo”.