Social media: 3 cose che è meglio non scrivere (per non avere problemi al lavoro)

Per non sbagliare, attenetevi alla "regola della mamma": rendete pubblico solo quello che anche lei approverebbe. Vediamo cosa è meglio non scrivere sui social media per non avere problemi al lavoro.

Inutile girarci intorno: i social media hanno modificato il nostro modo di comunicare. Un post o un tweet possono raggiungere, in tempo reale, un numero incalcolabile di persone, annullando barriere e distanze di ogni tipo. Quello dei social media è un universo caleidoscopico, che apre ad opportunità infinite, ma anche ad insidie scivolose. Chi lo frequenta con una certa assiduità tende a scrivere di getto ciò che pensa e a condividere, con eccessiva scioltezza, informazioni e dati sensibili che possono compromettere la sua immagine. Specie al lavoro.

Ecco perché abbiamo pensato di indicare tre argomenti sui quali sarebbe meglio tacere, quando si è connessi. Per evitare di fare brutte figure col capo e coi colleghi che possono “sbirciare”, in ogni momento, i nostri profili. Siete curiosi di scoprire di cosa si tratta? Proseguite nella lettura.

3 cose che è meglio non scrivere sui social media

La smania di essere sempre connessi e di “mettere becco” su qualsiasi argomento può procurarci seri problemi. La comunicazione 2.0, che si muove sui social media, è estemporanea e fulminea: non contempla tempi morti e non concede la possibilità di riflettere o ponderare con sufficiente calma. Tutto  viene veicolato in tempo reale, esponendo gli utenti al rischio continuo di sbagliare. Cosa possiamo fare per evitarlo? Innanzitutto non fatevi prendere dal panico: i social media sono delle “piazze pubbliche” in cui è possibile incontrare di tutto. Chi è dotato di un minimo di buon senso sa discernere un post goliardico da uno offensivo e scomposto. Ma per non correre rischi, specie nell’ambiente lavorativo, vi consigliamo di usare una certa cautela. Ecco 3 cose che è meglio non fare per non avere problemi in ufficio.

Non lamentatevi del lavoro

Le giornate storte capitano a tutti, ma scrivere su facebook o su twitter che il vostro capo è uno “str… patentato” o che il vostro collega non smette di leccare i piedi al suo superiore non è la scelta più felice che possiate fare. Se avete un sassolino nella scarpa che non vi dà pace, sfogatevi con una persona fidata (meglio se non ha niente a che fare col vostro lavoro) o affrontate apertamente il problema col diretto interessato (il capo, il collega, il cliente). Oppure, se la faccenda è seria, denunciate l’accaduto al responsabile delle Risorse umane che vi indicherà la strada da percorrere. L’essenziale è che non cediate alla tentazione di scrivere frasi di cui potreste pentirvi o che potrebbero essere usate contro di voi. Non state vergando una pagina del vostro diario segreto, ma rendendo pubblici pensieri e valutazioni di un certo tipo. Siate cauti e non fatevi vincere dal nervosismo e dalla frustrazione che potrebbero far crollare le vostre quotazioni al lavoro.

Non parlate di politica o religione

Sono argomenti troppo sensibili, che rischiano di urtare la sensibilità di chi – più o meno accidentalmente – si ritrova a visitare il vostro profilo. Cerchiamo di essere chiari: la vostra affiliazione ad un partito politico o l’assidua frequentazione al gruppo della parrocchia sotto casa potrebbero costarvi la convocazione ad un colloquio di lavoro o una promozione. Meglio mantenere riservate certe informazioni sui vostri orientamenti ed evitare di pubblicare immagini che vi ritraggono in comizi, assemblee o raduni di vario tipo. Non si tratta di rinnegare i propri valori o di disconoscere la propria fede, ma di mostrare buon senso e intelligenza. Quando vi presentate ad un perfetto sconosciuto, la vostra prima preoccupazione non è certo quella di renderlo edotto sulle vostre preferenze politiche o religiose; perché farlo sui social media aperti a tutti? Certi argomenti non possono essere liquidati superficialmente né affrontati con leggerezza: chi ha un pensiero diverso dal vostro potrebbe farsi vincere dai pregiudizi. E sbarrarvi la strada al lavoro.

Non partecipate a chat infuocate e non datevi delle arie

Potrà sembrarvi banale, ma è meglio precisarlo comunque: partecipare a chat e discussioni dal tono fortemente polemico o aggressivo non vi farà acquistare punti in azienda o in ufficio. Una cosa è esporre un’opinione su un argomento più o meno “caldo” (un fatto di cronaca, un dato economico, un costume sociale), un’altra è investire di insulti chi la pensa in maniera diversa da voi. Non infoltite il coro di quegli internauti che, dietro lo schermo del pc, ostentano un inedito ed inopportuno “machismo” verbale, ma misurate sempre le parole. Che – anche sul Web – hanno un loro peso specifico. In aggiunta, vi consigliamo di non pubblicizzare sui social media le vostre bravate (una serata in discoteca in abbiti succinti, un’ubriacatura storica ecc…): il capo o il vicino di scrivania potrebbero non cogliere il lato goliardico delle vostre trasgressioni e farsi un’idea sbagliata sul vostro conto. Tenete a freno l’esibizionismo e mostratevi sufficientemente composti e decorosi. Il senso della misura ed il buon gusto ripagano sempre.

Non dovete necessariamente moderare la vostra presenza sui social media. Anzi: se saprete sfruttare al meglio le opportunità che vi offrono, riuscirete a ricavarne vantaggi anche al lavoro. L’importante è tenere a mente che siete sotto una lente di ingrandimento e che quello che scrivete e pubblicate non passa mai sottotraccia. Per non sbagliare, attenetevi alla “regola della mamma”: rendete pubblico solo quello che anche lei approverebbe.


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