Social card: ci pensa anche il governo Renzi?

I precedenti non sono dei migliori: tra burocrazia farraginosa e requisiti stringenti, in molti non sono riusciti a beneficiare del bonus

Cosa fare per gli oltre 4 milioni di italiani che, stando ai dati forniti dall’Istat, vivono in una condizione di assoluta povertà? Secondo i rumors degli ultimi giorni, gli estensori della legge di Stabilità che sarà presentata a breve starebbero ventilando l’idea di “uscire dal cilindro” una nuova social card a sostegno delle famiglie più bisognose. Che potrebbero beneficiare di un importo mensile compreso tra gli 80 e i 120 euro a persona.


Si tratta, come già detto, di un’indiscrezione che non ha, al momento, trovato conferme ufficiali. Ma che merita, a nostro avviso, un ulteriore approfondimento, se non altro perché fornisce l’occasione di passare in rassegna gli strumenti che, fino a oggi, i governanti italiani hanno messo in campo per contrastare la povertà nazionale. In principio fu la social card introdotta nel 2008 dall’allora ministro Giulio Tremonti che prevedeva (e prevede ancora) l’erogazione di un bonus di 40 euro al mese per spese alimentari, farmaceutiche e per il pagamento di bollette di luce e gas. A beneficiarne possono essere gli over 65 o i genitori di bambini fino a 3 anni, con un reddito inferiore ai 6.800 euro annui. La card non piace proprio a tutti. Anzi: gli osservatori più critici sostengono che essa spalanchi le porte a una vera e propria “odissea” burocratica, tra richieste da inoltrare alle Poste Italiane che devono poi farle pervenire all’Inps. Per non parlare dei requisiti particolarmente stringenti che hanno lasciato fuori una buona fetta di richiedenti. Non sembra essere andata molto meglio con il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) introdotto, nel 2014, con il solito intento di dare una mano ai nuclei familiari economicamente più “deboli”. I quali possono beneficiare di un importo mensile di 231 euro per due persone e di 404 euro mensili per cinque persone. Ma la misura non copre l’intero territorio nazionale: a richiedere (ed eventualmente ricevere) il sostegno possono essere, infatti, solo i poveri di 12 città (tra cui Roma, Milano, Genova, Bari, Napoli, Palermo e Firenze) che, anche in questo caso, devono fare i conti con un iter burocratico non proprio oliato. Molti potenziali beneficiari sono ancora in attesa di una risposta e la procedura di accertamento risulta in alto mare nella Capitale d’Italia.

I precedenti non sembrano, insomma, concedere troppe speranze. E del resto l’idea che il governo stia per lanciare l’ennesima social card (che, stando alle stime trapelate, dovrebbe riguardare gli italiani con indicatore Isee sotto i 3 mila euro e costare 1,5 miliardi di euro) non piace troppo alle associazioni come la Caritas: “Abbiamo già detto che qualcosa contro la povertà non è meglio di niente – ha chiosato il responsabile nazionale, Francesco Marsico – Se fossero vere queste ipotesi, siamo ancora nella logica del qualcosa e diventa un’ulteriore occasione persa. Mentre il governo ha le idee chiare su come far ripartire l’economia con forme di tassazione; sulla povertà, qualora dovesse essere confermata l’ipotesi di uno strumento che è più un tampone occasionale e temporaneo che una politica vera e propria, sembrerebbe di no”.




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