Smart work: partirà da Milano la rivoluzione del lavoro?

Alessia Mosca del Pd, Irene Tinagli di Scelta Civica e Barbara Saltamartini del Nuovo Centrodestra hanno depositato in Parlamento una proposta di legge sullo Smart work ovvero una tipo di lavoro più “agile”, che mescola in sé alcune caratteristiche di quello tradizionale, quello che porta i dipendenti a rimanere in ufficio le canoniche otto ore, e del telelavoro. Con l’adozione di un modello di Smart working, da un lato le aziende potranno risparmiare sulle attrezzature (postazioni, computer, interi uffici) – lo studio dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano stima tale risparmio in ben 37 miliardi di euro – riducendo gli spazi, dall’altro i dipendenti, grazie ad orari più flessibili, risulteranno essere meno stressati e più efficienti.


In attesa di sapere che fine farà tale proposta, però, alcuni lavoratori meneghini potranno testare questa nuova forma di lavoro oggi, giovedì 6 febbraio. A Milano prenderà quindi il via una vera e propria rivoluzione? Forse è troppo presto per dirlo. Intanto i dipendenti di circa sessanta aziende del capoluogo lombardo che hanno aderito alla giornata del lavoro agile potranno non timbrare il cartellino, potranno cioè non presentarsi in ufficio, ma lavorare comodamente da casa e sbrigare ugualmente le proprie incombenze.

Il work-life balance migliora la qualità della vita. Niente stress, niente tragitti in macchina imbottigliati nel traffico, niente corse dietro ai mezzi pubblici, nessun problema nel dover incastrare tutti gli appuntamenti della giornata, il lavoro e le richieste provenienti dalla propria famiglia o dai propri amici. Ogni dipendente potrà portare a termine i propri compiti seduto comodamente sul divano di casa, senza giacca, cravatta o tacchi alti, senza limiti di orario o altro, senza nessuno pronto a controllarlo per la pausa sigaretta troppo lunga o per una pausa pranzo anticipata. Il lavoro agile o flessibile sarà una sorta di via di mezzo fra il lavoro tradizionale ed il telelavoro. Se la proposta dovesse diventare legge e se l’esperimento di Milano riuscisse a far accendere la miccia della rivoluzione, in Italia solo il 6,1% dei lavoratori può dire di essere parte dello smart work contro ad esempio il 14% della Danimarca, le aziende e i dipendenti potrebbero trovare accordi più soddisfacenti per tutti in modo che ciascuno possa incastrare nel migliore dei modi gli obblighi richiesti dall’ufficio con quelli riguardanti la vita privata.

Non si potrà parlare quindi di un semplice telelavoro. I dipendenti, infatti, dovranno comunque recarsi in ufficio, ma una maggiore flessibilità, secondo alcuni studiosi, farà in modo che in ogni lavoratore diminuisca il livello di stress ed aumenti conseguentemente la sua operosità. A rendere tutti più efficienti, però, sarà anche un’altra caratteristica del lavoro agile. Lavorando per obiettivi, infatti, sempre secondo gli studiosi che sostengono tale modello, i dipendenti risulteranno più motivati e combattivi. Inoltre, secondo uno studio effettuato dal Politecnico di MIilano, se la verifica dei superiori venisse effettuata sui risultati finali e non sui singoli processi o sulle ore passate dentro l’ufficio i livelli di produttività e motivazione crescerebbero del 5,5%.




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