Situazione occupazionale dei laureati italiani, stipendi e differenze tra nord e sud

 

Ad un anno dalla laurea secondo le ricerche condotte da Almalaurea in Italia 43 laureati su cento hanno un lavoro stabile. Il 40% degli occupati dichiara invece di avere un contratto atipico; in particolare, 18 laureati occupati hanno un contratto di collaborazione, altrettanti sono assunti a tempo determinato. La quota dei laureati che lavorano senza contratto è di cieca 9 su cento. Il lavoro atipico coinvolge soprattutto gli studenti-lavoratori il 48%, contro 36% tra chi lavora solamente e coloro che sono entrati nel mercato del lavoro dopo la laurea il 49%, contro 26% di chi prosegue il lavoro iniziato prima del conseguimento della triennale. Questo aspetto è dovuto quasi esclusivamente alla diversa diffusione dei contratti di collaborazione, che riguardano il 28,5% degli studenti-lavoratori e il 13% di chi esclusivamente lavora. La maggiore diffusione dei contratti di collaborazione caratterizza in particolare coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la laurea circa il 20%, contro 15% di chi prosegue il lavoro iniziato prima, tra i quali sono consistenti anche i contratti a tempo determinato il 25% contro 8%.


Per quanto riguarda il rapporto tra i corsi di laurea e occupazione, dai dati emerge che i laureati appartenenti all’area tecnico-scientifica raggiungono più facilmente la stabilità contrattuale 53 su cento, 18 punti percentuali in più rispetto ai colleghi dell’area delle scienze umane e sociali. Scendendo più nel dettaglio, i laureati di primo livello del gruppo medico presentano il livello di stabilità dell’attività lavorativa in assoluto più elevato, raggiungendo il 70,5%. Seguono i laureati nei gruppi economico-statistico e giuridico con il 44,5% e il 40%, rispettivamente. La stabilità occupazionale dopo la laurea riguarda in misura più consistente gli uomini esattamente il 50% rispetto alle donne il cui dato si attesta intorno al 39%. Ciò è dovuto alla diversa diffusione nelle componenti maschile e femminile del lavoro autonomo ma soprattutto del lavoro a tempo indeterminato. Tra i laureati di primo livello il lavoro atipico sembra essere caratteristica soprattutto delle donne con il 43%, contro il 35,4% degli uomini. Tutto ciò è dovuto in particolare alla diversa diffusione del contratto a tempo determinato che riguarda un quinto delle donne e 14 uomini su cento. Infine, il lavoro senza contratto riguarda quasi 10 donne e solo 7 uomini su cento.

Occupazione dei laureati italiani e differenze territoriali

L’analisi, compiuta considerando l’area geografica di residenza, evidenzia che il tasso di occupazione è pari al 53,5% tra i residenti al Nord in cui il 17% coniuga studio e lavoro e al 39% al Sud e nelle Isole il 14% studia e lavora contemporaneamente, con un differenziale occupazionale superiore ai 14 punti percentuali. Il diverso dinamismo dei mercati locali influenzano le scelte dei giovani, i quali attuano strategie necessarie ad incrementare le proprie possibilità occupazionali, compresa quindi l’iscrizione alla laurea specialistica. Tutti elementi questi che risultano avere un’incidenza differente nel territorio nazionale: al Sud, ad esempio, le attività lavorative compiute durante l’università sono meno frequenti e la quota di laureati che lavorava al momento della laurea è pari al 37% al Nord rispetto al 24% al Sud. Inoltre, anche a causa delle difficoltà occupazionali, al Sud è maggiore la quota di laureati che dichiara di volere proseguire la propria formazione dopo la laurea triennale il 73%, contro 64% al Nord. Alcuni approfondimenti hanno permesso di verificare che i laureati residenti al Sud trasferitisi al Nord per frequentare la laurea triennale assumono strategie lavorative, molto simili a quello dei colleghi residenti al Nord, forse perché sostenuti, non a caso, da famiglie economicamente più agiate. Il quadro che ci si presenta suggerisce la riproposizione del fenomeno del brain drain a livello nazionale, dove il Sud potrebbe ritrovarsi progressivamente privato dei giovani cervelli e delle migliori risorse.

Quali soni gli stipendi dei giovani laureati italiani?

Ad un anno dal conseguimento del titolo il guadagno mensile netto dei laureati di primo livello è pari in media a 991 euro con notevoli differenze tra chi prosegue l’attività lavorativa iniziata prima del conseguimento del titolo che è di 1.043 euro e chi l’ha iniziata al termine degli studi di primo livello che corrisponde a 955 euro. La prosecuzione della formazione attraverso la laurea specialistica, oltre a ridurre la stabilità contrattuale, determina anche retribuzioni inferiori a quelle di chi è impegnato solo in un’attività lavorativa: 694 contro 1.142 euro, rispettivamente. E ciò risulta tra l’altro verificato in tutti i gruppi di corsi di laurea.

All’interno dei vari percorsi di studio i guadagni più elevati sono infatti associati ai laureati dell’area tecnico-scientifica e corrisponde a 1.114 euro, le cui retribuzioni superano di 225 euro netti quello dei colleghi dell’area delle scienze umane e sociali che percepiscono 889 euro.

Le retribuzioni più elevate sono riscontrate tra i laureati dei gruppi medico ed economico-statistico rispettivamente 1.307 e 1.081 euro. Livelli nettamente inferiori si riscontrano invece tra i laureati dei gruppi psicologico, geo-biologico, letterario ed educazione fisica, le cui retribuzioni sono comprese, nell’ordine, tra i 654 e 728 euro mensili. In tali gruppi le minori retribuzioni sono in parte spiegate dall’elevata percentuale di laureati che studia e lavora. Dall’analisi del guadagno mensile netto emergono anche differenze di genere: gli uomini guadagnano 1.132 contro i 900 euro delle donne. Le differenze di genere all’interno dei vari percorsi di studio si attenuano, pur restando significative, se si considerano i soli laureati che hanno iniziato a lavorare dopo la laurea e che lavorano a tempo pieno: nel gruppo giuridico il differenziale tra uomini e donne si contrae dal 60 al 13%, nel gruppo architettura dal 45 al 23% e, infine, nell’economico-statistico da 44 al 14%.



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