Sigarette più care: altri 20 centesimi in fumo

Il costo delle "bionde" continua a salire, per colpa delle accise

Scatta oggi, mercoledì 20 aprile, l’ultimo rincaro destinato a colpire i portafogli di alcuni fumatori. Sigarette più care per i consumatori delle “bionde” prodotte dalla Philip Morris – Marlboro, Merit, Muratti, Diana, Chesterfield e Multifilter – che dovranno sborsare 20 centesimi in più. Si tratta dell’ennesimo aumento delle accise applicate alle sigarette che, detta in soldoni, farà salire il prezzo medio di un pacchetto da venti da 5,20 a 5,40 euro. Spingendo – ci si augura – i consumatori più incalliti a rivalutare l’opportunità di ridimensionare le proprie abitudini. Per evitare di “mandare in fumo” (è proprio il caso di dirlo) i loro soldi.


L’aumento, che scatterà dalla mezzanotte di oggi, non riguarda – come già detto – tutti i marchi. Anche se in molti ipotizzano che a seguire la via tracciata dalla Philip Morris saranno in tanti. Ma perché il prezzo delle sigarette continua a salire? La responsabilità deve essere attribuita alle accise che gravano sul prezzo finale del prodotto. Esattamente come nel caso della benzina (dove continuiamo a pagare i debiti contratti durante la guerra in Etiopia o i danni causati dal crollo della diga del Vajont), anche sulle “bionde” gravano delle imposte applicate non tanto sul prezzo quanto sulla quantità. Sono le famigerate accise che interessano solo alcune specifiche categorie di prodotti destinati al consumo (oltre al carburante e al tabacco, anche gli alcoli, per esempio) e che garantiscono lauti guadagni allo Stato. Secondo gli analisti, infatti, la vendita delle sigarette, nel 2015, ha fatto mettere in cassa 10,7 miliardi di euro, 400 milioni in più rispetto all’anno precedente. Un “bottino” interessante, che spinge a pensare che lo Stato non sia poi così interessato a “convertire” gli italiani alla religione del non fumo. Nonostante le campagne promozionate su scala nazionale. Sia come sia, dal 2006 al 2016, il prezzo delle sigarette in Italia è salito del 25%. In tempi di perdurante crisi, dovrebbe bastare questo a far comprendere a tutti i consumatori che accendere qualche “bionda” in meno conviene non solo alla loro salute, ma anche alle loro finanze.



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