Siete davvero pronti a lavorare? Ecco quattro passi da fare subito

Per essere pronti a lavorare bisogna curare perfettamente certi aspetti e saper fare i passi giusti.

Chi cerca un lavoro non sempre è pronto quando finalmente raggiunge un agognato colloquio. Questo perché, anche se si è formati, si ha esperienza e tutto il resto, mercato del lavoro e mansioni da svolgere, in un’epoca di cambiamenti continui come quella attuale,  mutano continuamente, e non di rado, radicalmente.  Un’esperienza di dieci anni in un determinato ruolo, non potrà mai essere relegata come “inutile” anche se le cose da fare in quello stesso ruolo sono cambiate. Può benissimo essere però che molte competenze, o il modo di approcciare il lavoro risulti un po’ vecchio. Certo dipende dalle mansioni, dal tipo di lavoro e via dicendo, ma in un colloquio con chi vi deve assumere e certamente non pensa al passato ma al futuro dell’azienda per cui lavora, tutto ciò può contare non poco. Vediamo quindi quattro passi da fare subito per mitigare o risolvere, in una parola, anticipare, il problema ed essere pronti a lavorare.


pronti a lavorare

mage by Eviled

Pronti a lavorare: conoscere il lavoro

E’ necessario essere sicuri di ciò che si andrà a fare nell’azienda per la quale si è stati chiamati per un colloquio. Non basta descrivere per filo e per segno cosa si è fatto fino adesso, bisogna anche poter dimostrare di sapere cosa sarà necessario fare in futuro, e bisogna poter dimostrare di essere in grado di farlo. Fondamentale quindi restare aggiornati dal punto di vista tecnico e pratico nei confronti del ruolo che si è chiamati a ricoprire e conoscere esattamente quale sia l’importanza di quel ruolo all’interno dell’organizzazione. Non è, inoltre, solo così. La situazione ottimale sarebbe quella di essere informati sulla posizione e sulla sua importanza a prescindere dall’essere chiamati ad un colloquio. Ovvero avere ben chiaro “a cosa serva” esattamente la vostra mansione nei vari settori  lavorativi.

Conoscere il mercato del lavoro

Un altro aspetto è quello più generale che riguarda l’intero mercato del lavoro. Conoscerne le tendenze, i movimenti, gli aggiornamenti, permette di muoversi all’unisono con esso, non restando indietro bensì, cosa molto più utile, di fianco, potendolo osservare da vicino e creandosi così una moltitudine di possibilità in più per rientrarci nel caso capiti involontariamente di uscirci. “Tante belle parole ma…” Ok, ci sta un commento del genere, “ma”, meglio restare aggiornati che indietro, o no? Avere ben chiaro quale ruolo potreste ricoprire tra due o tre anni è sempre meglio che non averne la minima idea. E poi è il modo migliore per rispondere alla domanda “Come si vede tra qualche anno?” molto gettonata ai colloqui di lavoro.

Sviluppare e diversificare le proprie competenze

Vero è, va premesso, che mica è possibile farlo su tutto, ma questo testo passo è strettamente collegato ai primi due e va quindi perseguito il più possibile. Un esempio facile facile? La frequenza di un corso (anche ottimo) per pc risalente a qualche anno fa probabilmente, anzi, quasi sicuramente, non basterà più a soddisfare le esigenze dei selezionatori. Questo perché nel campo dell’informatica e dei software le novità sono all’ordine del giorno. Bisogna ricordarsi che per ottenere un posto non basta dimostrare di essere un gradino sopra gli altri, bisogna anche esserlo, concretamente. Cercare di colmare le proprie lacune quando possibile e legare la propria formazione (o anche micro-formazione) alle nuove tendenze del mercato del lavoro è senza alcun dubbio un’ottima strategia. Non garantirà da sola il posto di lavoro, ma incrementerà le possibilità di trovarlo di gran lunga.

Presentazione, comunicazione: insomma, fare una bella figura

Non è certo un particolare. Bisogna sapersi presentare in modo ottimale, a prescindere da tutto, ma soprattutto è necessario legare positivamente la propria immagine al ruolo che si vuole ricoprire. Le valutazioni da fare sono tante: chi cerca un posto da operaio se si presenta al colloquio in giacca e cravatta (a meno che non sia richiesto specificatamente), può dare l’impressione di essere uno che “non vuole sporcarsi le mani”. Magari è il miglior lavoratore del mondo, ma può involontariamente auto-distorcere la propria immagine. In questo senso, anche presentarsi in tuta da lavoro non è proprio la scelta giusta, può indicare mancanza di rispetto verso chi deve esaminare la posizione. Un abbigliamento, non troppo elegante ma gradevole è la scelta migliore, in questo caso. Se la posizione è diversa, ad esempio più in alto nella catena di comando, l’eleganza e la cura dei particolari sono di fondamentale importanza, questo perché il ruolo richiede anche un’immagine di quel tipo. Per le donne certo, ma anche per gli uomini. Non c’è alcuna differenza.

Altra pratica da curare perfettamente è la comunicazione: ovvero, bisogna saper parlare, saper cosa dire e cosa no e anche sapere quando dirlo, a seconda della propria posizione. Mostrare di voler fare il leader e candidarsi per una posizione che non richiede skills di quel tipo, può risultare fuori posto. Magari si è davvero grandi leader, ma non è quello il luogo per operare in quel modo.

A monte di esempi come questo c’è la lingua italiana. Sbagliare un congiuntivo non è proprio un gran biglietto da visita. Come anche un ottimo cv viene negativamente influenzato da grossolani errori grammaticali, anche nel parlato, bisogna stare attenti ad usare la lingua come si conviene. Qualche espressione locale di basso impatto, a seconda dei casi, può anche starci, ma non di più. Mai.

Insomma, il segreto è rimanere al passo coi tempi, così da poter essere reimpiegati il prima possibile. E’ noto come cercare un lavoro sia da molto tempo diventato un lavoro. Bisogna farsene una ragione e comportarsi di conseguenza anche se impone fatica e spesso frustrazione. D’altra parte l’unico modo per riuscire in qualcosa, è provare a farla.



CATEGORIES
Share This

COMMENTS