Sicurezza sul lavoro, formatori chiedono registro nazionale

Che l’Italia sia il Paese dei corporativismi lo sapevamo già. Che il mondo del lavoro è costituito da una miriade infinita, quanto poco chiara, di albi, sigle e sindacati, altrettanto. E oggi l’ennesima conferma dell’inclinazione italiana a creare perimetri circoscritti e ben definiti, per le categorie professionali, giunge dalla richiesta dei formatori sulla sicurezza del lavoro di avere un loro registro nazionale, che serva loro, sostengono, per creare un codice deontologico e regole chiare da rispettare per chi entra.

La storia della categoria è breve. Il decreto 626 del 1994 obbligava il datore di lavoro a formare i lavoratori sugli aspetti relativi alla sicurezza sul lavoro, nonché a coinvolgere gli stessi lavoratori, nominando tra di essi i responsabili.

Il decreto fu poi sostituito dall’81/08, che mantiene però intatto l’obbligo della formazione. Ma il datore di lavoro non è spesso nelle condizioni o nelle possibilità di formare direttamente i lavoratori, per cui quasi sempre si affida a formatori esterni.

E negli ultimissimi anni, sono diventati 1500 i formatori, con crescente interesse verso queste posizioni lavorative. Ad oggi, c’è solo la norma Uni Iso 17024 che permette ai formatori di certificarsi, per cui il registro a cui essi aspirano si configurerebbe come un ulteriore prova della loro esperienza e conoscenza nell’ambito della sicurezza.

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