Polizza di rimborso: quattro cose che chi fa shopping online vuole trovare

Cosa cerca in una polizza di rimborso chi ama lo shopping online? Immagina il caso di uno sportivo che sta cercando il suo nuovo paio di scarpe da tennis sul web. Ne trova uno che sembra essere perfetto per lui ed è sempre più convinto di procedere all’acquisto. Poi legge nei commenti che questo tipo di scarpa tende a calzare un po’ stretta. Sorge il dubbio: che numero scegliere? E se poi non va bene? Posso cambiare l’articolo con facilità? Ecco che va a dare un’occhiata alla polizza di rimborso dell’azienda e la trova poco chiara, complicata (se non addirittura in un’altra lingua!).


Cosa fa a questo punto il potenziale acquirente? Ovviamente, desiste.

Le modalità di rimborso in un e-commerce deve essere invece il più trasparente possibile e semplice da comprendere. Una procedura ambigua invece rende il processo di restituzione un ostacolo all’acquisto e incontrare troppe difficoltà in questa fase fa di sicuro abbandonare il carrello.

image by Pathdoc

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Ecco le quattro cose che chi fa shopping online vuole trovare nella polizza di rimborso

Chiarezza. È di certo il primo aspetto da curare quando si procede alla realizzazione di una polizza di rimborso. I negozi online dovrebbero sempre adottare polizze di rimborso semplici da comprendere e facili da trovare sul sito. Una buona polizza deve chiarire ciò che può essere mandato indietro, se il consumatore ha diritto ad un rimborso totale in denaro o in buoni spesa, quanto tempo hanno per effettuare il reso e se questa operazione prevede dei costi. Questi punti infondono subito fiducia nel cliente.

Convenienza. C’è un motivo fondamentale per il quale le persone gravitano costantemente sui siti di shopping online: sono convenienti. Ed è lo stesso principio che deve essere applicato anche alla polizza di rimborso. Prevedere dei costi o anche semplicemente il fatto di dover andare alla posta, fare la fila, rispedire il pacco e pagare è una politica aziendale che non funziona. Ogni negozio online che prevede la possibilità di restituire l’articolo difettoso o che non corrisponde alle aspettative, deve prevedere già un’etichetta da attaccare al pacco per poterlo rispedire senza bisogno di affrancarlo.

Spedizione e reso gratuiti. Prevederli è di certo una carta vincente. Il semplice fatto di richiedere le spese di spedizione da aggiungere all’ordine, secondo le statistiche della società Endicia Software che ha condotto il sondaggio, contribuisce a dissuadere il 49% dei potenziali acquirenti. Meglio eliminare questo genere di costi, perlomeno a partire da un minimo di ordine effettuato.

Flessibilità nelle scadenze. Nessuno ama sentirsi pressato da scadenze troppo ravvicinate, meno che niente se si tratta di restituire un articolo che ha già pagato! Lo standard di solito è 30 giorni, ma spingersi fino a 60 o addirittura tre mesi potrebbe davvero fare la differenza!

Ogni azienda ha delle responsabilità nei confronti dei propri clienti e di certo non si può rovinare l’immagine di un brand per una polizza di rimborso mediocre e poco corretta nei confronti di chi acquista.




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